Middle East

Turchia: Erdogan spaventa USA e UE e finalmente qualcosa si muove

Ankara, Turchia (Rights Reporter) – Secondo quanto appreso ieri dalla Reuters, la Germania avrebbe chiesto alla Commissione Europea di fermare i lavori preparatori dei negoziati sul trattato di revisione dei rapporti con la Turchia, un trattato che dovrebbe “modernizzare” l’unione doganale tra Bruxelles e Ankara e dare una spinta ai rapporti commerciali tra la Turchia e la UE.

Il motivo adotto da Berlino è che «si manderebbe un segnale sbagliato» in un momento in cui la democrazia in Turchia è messa in pericolo dai cambiamenti imposti dal regime di Erdogan. Secondo la Germania lo stato di Diritto in Turchia è messo gravemente a rischio dalle modifiche costituzionali imposte da Erdogan.

Ma non è solo la Germania a criticare la Turchia. Pochi giorni fa l’inviato speciale del Presidente americano per la lotta contro lo Stato Islamico, Brett McGurk, aveva accusato Ankara di appoggiare alcuni gruppi islamisti affiliati ad Al Qaeda e di dare loro rifugio e supporto nella regione siriana di Idlib. L’affermazione di Brett McGurk ha scatenato la durissima reazione del Ministro degli Interni turco, Süleyman Soylu, il quale non solo ha negato che la Turchia dia appoggio agli islamisti legati ad Al Qaeda (che non sarebbe una novità) ma ha rilanciato accusando gli Stati Uniti di appoggiare i curdi del PKK attraverso il sostegno fornito ai combattenti curdo-siriani del YPG.

Preoccupa l’attivismo islamista di Erdogan

A preoccupare Europa e Stati Uniti non sono solo i cambiamenti costituzionali in Turchia che di fatto ne fanno uno Stato centralista e non certo laico, ma anche l’attivismo islamista di Erdogan il quale vuole chiaramente proporsi come guida di quel grande e importante mondo islamico che fa capo alla Fratellanza Musulmana. Ha colpito (soprattutto gli americani) il durissimo attacco del sultano turco a Israele in occasione degli scontri sul Monte del Tempio, un attacco dai toni minacciosi e persino inusuali anche per uno come Erdogan. E poi c’è il discorso del rispetto dei Diritti Umani in Turchia. Il caso della dissidente iraniana Neda Amin che rischia di essere deportata in Iran nonostante goda di protezione internazionale e rischi la vita se deportata in Iran, è solo la punta dell’iceberg. Ogni giorno arrivano notizie di violazioni dei Diritti Umani e di una progressiva islamizzazione della Turchia. Il 30 luglio scorso le associazioni turche per i Diritti delle donne hanno manifestato presso il Parco della Democrazia di Istanbul per protestare contro il progressivo irrigidimento sull’abbigliamento femminile. Le proteste dei curdi sono quasi quotidiane. Un video diventato virale mostra alcuni soldati turchi maltrattare molto duramente dei profughi siriani sorpresi mente cercavano di entrare in Turchia. I soldati sono stati arrestati sembra più per aver diffuso il video che per le azioni di violenza contro i profughi siriani che, secondo testimoni, sono nella norma. Insomma, è uno stillicidio di episodi così evidente che è difficile persino star dietro a tutte le informazioni che arrivano dalla Turchia.

Ma è sul fronte politico-islamista che la Turchia fa paura. Come detto Erdogan sta tentando in tutti i modi di proporsi come “guida” del mondo islamista che fa capo alla Fratellanza Musulmana, la stessa ripudiata da Egitto, Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo. Per farlo cammina sul filo del rasoio di una collaborazione con l’Iran tentando una improbabile “fusione” tra islam sciita e sunnita dettata da interessi strategici, interessi che però sono in conflitto con l’appartenenza della Turchia alla NATO. Difende a spada tratta il Qatar accusato di finanziare il terrorismo islamico, appoggia apertamente i nemici del Governo egiziano, attacca i curdi che combattono l’ISIS e che sono armati e finanziati dagli USA e infine non lesina minacce a Israele appoggiando tra le altre cose Hamas, al quale non solo ha concesso un ufficio permanente a Istanbul ma ha offerto rifugio ai suoi leader dopo che il Qatar li ha espulsi e ha promesso loro cospicui finanziamenti.

Siamo di fronte a una trasformazione della Turchia molto pericolosa che noi e altri media denunciano da mesi ma che di recente ha visto una pericolosa escalation verso l’islam più intransigente, una pericolosità accentuata dal protagonismo di Erdogan che si vede come un moderno sultano e sogna il ritorno dell’impero ottomano. Un passo indietro di non poco conto.

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