Hamas e Jihad Islamica: grandi manovre a Teheran. Allarme in Israele

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Conferenza stampa Jihad Islamica a Teheran
Conferenza stampa Jihad Islamica a Teheran

C’è un gran via vai di terroristi in questi giorni a Teheran. Visite ufficiali e ufficiose di esponenti di Hamas e della Jihad Islamica venuti in pellegrinaggio in Iran per chiedere sostegno armato al nuovo Presidente iraniano, Hassan Rohani, che si insedierà il prossimo 3 agosto.

Partiamo dalle visite ufficiali. Alcuni alti esponenti della Jihad Islamica sono riusciti a uscire dalla Striscia di Gaza e sono arrivati nei giorni scorsi a Teheran, ufficialmente per partecipare alla cerimonia di insediamento di Hassan Rohani alla presidenza dell’Iran, ufficiosamente per trovare il sistema di aggirare il nuovo problema creato dall’esercito egiziano che ha letteralmente blindato il Sinai impedendo di fatto che le armi iraniane giungano a Gaza. Guidati dal rappresentante permanente della Jihad Islamica a Teheran, Abu Sharif, il gruppo di terroristi ha incontrato i vertici dei servizi segreti iraniani e quelli dei Pasdaran con i quali hanno studiato il sistema di far giungere i carichi di morte nella Striscia di Gaza. Alla fine degli incontri non è mancata la canonica conferenza stampa nella quale lo stesso Abu Sharif ha ribadito che la Jihad Islamica non riconosce alcun colloquio di pace tra Israele e Palestinesi e che il loro obbiettivo rimane “il totale annientamento dell’entità sionista” .

Dello stesso tenore, sebbene non ufficiali, gli incontri tra i rappresentanti di Hamas ed alti esponenti iraniani. Dopo la caduta di Mohamed Morsi e dei Fratelli Musulmani in Egitto, Hamas ha perso l’alleato più prezioso che lo aveva spinto lontano dall’abbraccio mortale con gli Ayatollah iraniani e persino convinti a prendere posizione contro Assad, fatto questo che aveva spinto l’Iran ha interrompere qualsiasi sostegno militare e finanziario al gruppo terrorista che tiene in ostaggio la Striscia di Gaza. Ma ora le condizioni sono mutate e Hamas è costretto dai fatti a tornare sui suoi passi. Secondo le nostri fonti a guidare la delegazione di Hamas sarebbe stato Bassem Naim, responsabile per gli affari esteri dell’ufficio di Doha del gruppo terrorista palestinese. Bassem Naim avrebbe preparato la prossima visita in Iran del capo politico di Hamas, Khaled Meshaal. Non solo, secondo indiscrezioni il nuovo Emiro del Qatar, il principe Tamim bin Hamad al-Thani, a differenza del padre non sarebbe disposto a fornire alcuna copertura ad Hamas e alla sua leadership, che dopo la precipitosa fuga dalla Siria si erano rifugiati proprio in Qatar sotto l’ala protettrice dello sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani. Per cui dopo la caduta di Morsi in Egitto la dirigenza di Hamas avrebbe assoluto bisogno di un rifugio che Teheran sarebbe disposta a fornire a condizione però che Hamas torni a fare il proprio lavoro, cioè quello di combattere Israele. Khaled Meshaal arriverà in Iran il prossimo 2 agosto, ufficialmente per partecipare all’insediamento di Hassan Rohani che avverrà il giorno dopo, ma è quasi certo che la sua visita sia finalizzata ad ottenere la protezione degli Ayatollah alle condizioni da loro poste.

A seguito di questi fatti l’intelligence israeliana ha alzato notevolmente il grado di allerta e ha lanciato un allarme concreto sulla più che possibile ripresa del lancio di missili dalla Striscia di Gaza sul sud di Israele. Mentre l’esercito egiziano sta cercando di fare pulizia nella Penisola del Sinai, fatto questo che dovrebbe garantire un certo margine di sicurezza per quella importantissima area, l’esercito israeliano si può concentrare su Gaza e sul mare antistante la Striscia da dove si prevede possano arrivare importanti carichi di armi. Per questo sono aumentati i controlli della Marina israeliana e di quella egiziana su tutte le navi che transitano per lo Stretto di Suez. Obbiettivo primario è quello di impedire all’Iran di consegnare i propri missili ai gruppi terroristi della Striscia di Gaza. E con il Sinai (si spera) blindato non rimane che il mare.

Sharon Levi

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