Israele – Palestina: non chiamatela “intifada” ma “Jihad”

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La solita trappola palestinese questa volta sta funzionando meglio del solito. Ormai la terza intifada, o sarebbe meglio chiamarla la Jihad Palestinese, è quasi una realtà e la bramosia di diventare martiri sta mondando minuto per minuto. Ormai gli attacchi contro i cittadini israeliani non si contano più (date una occhiata). Ma l’occidente non li vede, come sempre vede solo la reazione e mai la causa.

Ogni volta che i palestinesi vogliono qualcosa senza trattare alzano la tensione, solo che questa volta il controllo sta sfuggendo anche a loro. Nelle ultime settimane oltre al numero degli attentati sono triplicati i palestinesi che partecipano alle rivolte in Cisgiordania e a quanto pare nessuno sembra controllarli, sembra, perché chi li controlla c’è e non sempre è Hamas ma anche e soprattutto la Jihad Islamica, cioè l’Iran. La ANP sembra davvero aver perso il controllo. Non è solo una vera Jihad Palestinese che non ha nulla a che vedere con la intifada, è una lotta interna ai vari movimenti palestinesi per il predominio in Cisgiordania e a Gaza dove la situazione non è affatto chiara. E la Jihad Palestinese per Gerusaleme, ieri lanciata dal boss di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, come una “intifada per Gerusalemme” è il meccanismo che trasforma una sommossa per ragioni politiche in una guerra di religione, in una Jihad appunto. E in una Jihad ci sono molti più martiri da pescare che in una intifada, parecchi di più.

Ma il dubbio che dietro a questo meccanismo perverso non si siano solo i movimenti terroristi palestinesi continua ad assillare gli analisti israeliani. Se date una occhiata a come si è arrivati a questo punto potrete vedere che in soli tre giorni gli attacchi terroristici contro cittadini israeliani si sono moltiplicati come se ci fosse una regia occulta a regolamentare l’escalation anche se si continua a parlare di “lupi solitari”. Ma le rivolte in Cisgiordania e a Gaza che spesso sono collegate e innescate dai funerali dei cosiddetti “martiri”, sono troppo ben organizzate e sincronizzate per non far pensare a un piano preciso da seguire. E qui non si può non ripensare alle parole del Grande Ayatollah Ali Khamenei che con estrema naturalezza incita e sostiene pubblicamente gli attentati terroristici contro Israele e contro gli israeliani avvertendo che l’Iran appoggerà chiunque attui questi attentati, l’Iran, uno Stato e non un fantomatico gruppo terrorista.

E no, quello che sta accadendo in queste ore in Israele non può essere ridotto a una intifada perché non è una intifada, è una vera e propria Jihad. Sono anni che Hamas prova a scatenare la terza intifada senza riuscirvi, ma questa volta il meccanismo è diverso, questa volta il meccanismo si chiama Gerusalemme e ci voleva la furbizia di qualcuno più scaltro di Hamas per organizzare una cosa del genere. Pochi giorni fa lo Shin Bet ha lanciato l’allarme per una alleanza tra Hezbollah e Al Fatah in Cisgiordania, cioè tra l’Iran e uno dei maggiori gruppi palestinesi giudicati “moderati” dal mondo. Quell’allarme, per nulla sottovalutato in Israele ma passato nel silenzio in occidente, si sta purtroppo rivelando non solo fondato ma un qualcosa su cui occorre lavorare in fretta. In pochi giorni questo gioco è riuscito a rovinare tutto il lavoro sotterraneo fatto da Israele e dall’Arabia Saudita (con l’appoggio del Qatar) per raggiungere un accordo a lungo termine con Hamas, un accordo che aveva portato a importanti risultati come far arrivare il gas a Gaza per favorirne lo sviluppo e tanti altri accordi per la ricostruzione. Un accordo del genere avrebbe rovinato tutti i piani iraniani sia in Cisgiordania che nel Golan e questo non poteva andare bene a Teheran. E guarda caso non appena le voci di un accordo si sono fatte concrete è scoppiato il finimondo.

No cari amici, quello che sta avvenendo in Israele non ha nulla a che vedere con l’intifada palestinese, è una guerra di religione manovrata e ben orchestrata da molto lontano, da Teheran che lo può fare grazie al complice silenzio dell’occidente e in particolare dell’Europa e di Obama. Questa è una Jihad ed è una cosa completamente diversa da una intifada tanto che pure i palestinesi ne sono rimasti sorpresi. Chiamiamo le cose con il loro nome.

Scritto da Maurizia De Groot Vos

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