Medio Oriente: ecco perché non ci sarà mai pace tra arabi e israeliani

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La pace in Medio Oriente, questo mantra che tutti ripetono continuamente legato, secondo buona parte dei politici mondiali, al conflitto tra arabi e israeliani, non potrà mai esserci fino a quando gli arabi non prenderanno coscienza che i loro problemi non derivano dall’esistenza di Israele o dall’accontentare le ridicole pretese palestinesi.

Ieri, dopo 13 anni, è tornato alla ribalta il famoso “piano saudita” presentato proprio 13 anni fa dall’Arabia Saudita a un vertice della Lega Araba, un piano che non solo non è accoglibile da Israele perché prevede il ritorno ai confini precedenti alla guerra dei sei giorni, il ritorno dei cosiddetti “profughi” palestinesi e la cessione di Gerusalemme Est, ma perché sovverte ogni regola internazionale in quanto sono i vinti a dettare le condizioni ai vincitori e non il contrario.

Perché torno a parlare del piano di pace saudita? Perché proprio ieri in occasione della Conferenza economica del Forum di Doha uno dei personaggi più illustri del mondo arabo, l’ex generale e direttore del Middle East Institute for Strategic Studies, Anwar Eshki, ha rilasciato una intervista al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth nella quale è tornato con insistenza a ribadire che il piano saudita è l’unica soluzione per una pace duratura in Medio Oriente. E siccome il personaggio non è uno qualsiasi ma è una delle persone più vicine alla famiglia reale saudita, vale la pena affrontare il discorso in quanto ci svela che in fondo a nessuno nel mondo arabo interessa veramente la pace tra arabi e israeliani ma che vogliono semplicemente proporre qualcosa che per Israele non è accettabile perché vorrebbe dire la propria auto-distruzione.

Il piano saudita

In tutto il mondo si fa un gran parlare del fatto che israeliani e palestinesi dovrebbero riprendere al più presto le trattative di pace, ma in realtà nessuno vuole trattare nulla, si pretende solamente che Israele accetti senza condizioni il piano saudita. Ma cosa prevede (in breve) questo famoso piano? I punti fondamentali sono essenzialmente tre:

1. Israele dovrebbe rientrare entro i confini antecedenti alla guerra dei sei giorni lasciando quindi ampie zone ormai abitate da israeliani agli arabi

2. Israele dovrebbe cedere Gerusalemme Est (più altre zone della capitale israeliana) agli arabi cedendo di fatto la metà della propria capitale

3. Israele dovrebbe concedere il cosiddetto “diritto al ritorno” dei cosiddetti “profughi palestinesi” che non sono i poco più di 700.000 fuggiti spontaneamente dalle loro case alla nascita di Israele ma che per un assurdo sistema di conteggio adottato dalla UNRWA (ma non dalla UNHCR) e valido solo per i palestinesi, sono lievitati a 4,2 milioni. Una vera bomba demografica che di fatto distruggerebbe Israele.

In cambio Israele avrebbe il riconoscimento di tutti gli Stati Arabi (ma comunque non come Stato Ebraico).

Nessuna trattativa da fare con nessuno

Quando i “grandi della terra” parlano di riaprire le trattative tra israeliani e palestinesi in realtà non intendono mettersi a un tavolo e trattare ma, al contrario, intendono che Israele dovrebbe (deve) accettare le condizioni poste dall’Arabia Saudita e di riflesso dalla Lega Araba allo Stato Ebraico. Quindi, di fatto, non c’è nessuna trattativa da fare con nessuno. La cosa buffa e che gli arabi hanno perso ogni guerra che hanno iniziato contro Israele ma si comportano come se le avessero vinte imponendo le loro condizioni. E’ un totale capovolgimento di qualsiasi regola internazionale, un po’ come se la Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale avesse posto delle condizioni agli alleati.

Prendere o lasciare

L’intervista rilasciata da Anwar Eshki a Yedioth Ahronoth è davvero sintomatica di questa assurda situazione perché l’importante esponente arabo dice con chiarezza che “non c’è una alternativa al piano saudita”. Per Israele, secondo Eshki, non c’è alternativa: prendere o lasciare. Accettare cioè il piano saudita e quindi autodistruggersi, oppure continuare il conflitto. Lo dice con estrema chiarezza e senza tanti giri di parole.

Niente pace tra arabi e israeliani

E’ chiaro che né Netanyahu né qualsiasi altro uomo politico israeliano potrebbe accettare un piano che porti alla auto-distruzione di Israele come il piano saudita, quindi se le condizioni sono queste non ci sarà mai pace tra arabi e israeliani e tutto continuerà com’è andato avanti fino ad oggi. E coloro, Stati Uniti in testa, che chiedono con veemenza a Israele di “trattare” chiedono in realtà di accettare un piano autodistruttivo e suicida, qualcosa che Israele non può accettare. Dobbiamo quindi entrare nell’ordine di idee che a queste condizione una pace tra arabi e israeliani non ci sarà mai e agire di conseguenza lavorando senza sosta alla sicurezza di Israele e al consolidamento della situazione territoriale attuale. E se qualcuno protesta, beh, chissenefrega…. prima viene la sicurezza di Israele e poi tutto il resto.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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