Uno tsunami di soldi verso la Palestina. Occidente complice volontario

Dieci anni fa uno tsunami di gigantesche proporzioni colpiva l’Indonesia e decine di altri Paesi in altri continenti (furono colpiti addirittura la Somalia, il Kenya a 4.500 Km di distanza e le onde arrivarono in tutto il Pacifico fino all’Australia e alla California) provocando almeno 230.000 morti. In dieci anni per ricostruire le enormi distruzioni provocate dal terremoto (magnitudo 9.3 e 14 paesi colpiti duramente) e dal successivo tsunami la comunità internazionale ha donato poco più di 13 miliardi di euro, una cifra impressionante.

Nello stesso periodo di tempo tra aiuti diretti e indiretti la comunità internazionale ha speso almeno il doppio per la Palestina (11.7 miliardi solo nel periodo che va dal 2009 al 2012).

La domanda che ci sovviene è quindi la seguente: se con poco più di 13 miliardi di dollari in dieci anni sono stati ricostruiti ben 14 paesi che hanno avuto danni da bomba atomica, centinaia di migliaia di morti, centinaia di migliaia di feriti e qualche milione di sfollati, come mai con una cifra molto più alta (oltre il doppio) non si è riusciti a civilizzare la Palestina? Come mai con tutti quei soldi non abbiamo visto né strutture mediche, né infrastrutture, nemmeno una centrale elettrica, un desalinatore a Gaza o scuole in tutto il territorio palestinese (dato che sono tutte gestite dalla UNRWA)?

In tutto questo c’è qualcosa che non torna e non occorre essere degli economisti o degli esperti di cooperazione e sviluppo per vederlo chiaramente.

Possibile che dopo lo tsunami di soldi indirizzati verso la Palestina e spariti letteralmente nel nulla si continui ancora imperterriti a inviare denaro a questa gente? 5,4 miliardi di dollari solo di recente per la cosiddetta “ricostruzione di Gaza”, una cifra che rimetterebbe in piedi intere economie di Stati ben più grandi (e bisognosi) della piccola enclave terroristica palestinese.

Sbagliamo quindi quando diciamo che è l’occidente a finanziare il terrorismo palestinese e a mantenere volontariamente una intera popolazione nelle povertà e nella arretratezza? Non crediamo proprio.

La nostra nota vuole essere solo una specie di spunto di riflessione per tutti coloro che ancora parlano di “poveri palestinesi”, gli stessi che non si chiedono mai com’è che i palestinesi dopo tanti anni debbano ancora dipendere totalmente dagli aiuti internazionali, gli stessi che continuano a chiedere sempre più soldi per la Palestina. Pensateci un attimo e se ci riuscite datevi una risposta.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sharon Levi

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