Yemen: il piano iraniano sbatte contro il muro arabo (analisi)

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Dice bene Ron Ben-Yishai quando scrivendo su i24 in merito allo Yemen sostiene che “gli americani hanno incasinato tutto anche questa volta”. E’ la triste verità. Fino a poco tempo fa Obama andava cianciando che lo Yemen era l’esempio della bontà della politica estera americana improntata sul dialogo con l’Iran e sulla “pacificazione forzata tra sciiti e sunniti”. Ecco, lo Yemen è senza dubbio l’esempio della politica estera americana ma non della sua bontà, tutt’altro, lo è del suo pressoché totale fallimento.

Non appena gli americani hanno abbassato la guardia in Yemen i ribelli sciiti Huthi, eterodiretti, armati e finanziati da Teheran, sono passati all’attacco per deporre il Presidente Hadi e prendere il controllo del Paese, strategico per tutto il mondo perché chi controlla lo Yemen controlla lo Stretto di Gibuti. Con questa mossa Teheran puntava dritto a controllare le rotte del petrolio, quelle che passano per il Golfo Persico (lo Stretto di Hormuz) e quelle che passano per il Mar Rosso. In un colpo solo avrebbero potuto bloccare tutto il traffico petrolifero.

La mossa era intelligente e non si capisce bene se Obama ne fosse stato cosciente e abbia taciuto deliberatamente o, poverino, il suo cervello non c’era arrivato. C’è arrivato però il cervello dei Paesi arabi, Egitto e Arabia Saudita in testa che non ci stanno a lasciare lo Yemen all’Iran e insieme a una coalizione araba hanno deciso di intervenire contro i ribelli Huthi diretti da Teheran.

Ieri sera il Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, era letteralmente furioso e prometteva fuochi e fiamme se l’Arabia Saudita non avesse interrotto la sua offensiva in Yemen. Come lui si dicevano pronti a intervenire i soliti Hezbollah mentre dalla Siria il redivivo Assad tuonava contro l’ingerenza araba. E’ comprensibile, lo Yemen è una pedina fondamentale per il gioco che sta portando avanti l’Iran sotto gli occhi del mondo e soprattutto di Obama. Non è un caso che proprio ieri sera il Presidente iraniano, Hassan Rohuani, abbia scritto a Obama in merito alla impellente scadenza del 31 marzo quando i colloqui sul nucleare iraniano dovranno essere chiusi. Non si conosce il testo della lettera di Rohuani a Obama ma c’è da giurarci che in mezzo ci sia anche la situazione nello Yemen.

Ufficialmente Gran Bretagna e Stati Uniti sono allineati con la coalizione dei Paesi Arabi ma Obama ci ha abituato alla menzogna e con lui la situazione non è mai come appare. Non ci sarebbe quindi da meravigliarsi se da un lato dicesse di stare con gli arabi mentre dall’altro trattasse con Teheran. Adesso non può indisporre gli Ayatollah, proprio nel momento topico in cui sta per raggiungere un pessimo accordo sul nucleare iraniano. Sarebbe un altro fallimento, l’ennesimo della Amministrazione americana più fallimentare della storia.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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