Hamas è un sistema, non lo elimini con le buone 

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Franco Londei - Editor

L’errore che tutti fanno, parlando di Hamas, è quello di identificarlo genericamente come “un gruppo terrorista islamico palestinese”. Non che non lo sia, anzi, ma identificarlo semplicemente in questo modo non ci aiuta a capire il fenomeno né a comprendere come eliminarlo.  

Hamas è un sistema tentacolare formato da una infinità di branche tutte in qualche modo collegate tra loro, fatte in modo che siano facilmente recuperabili, sostituibili o distrutte senza danno.  

Fondamentalmente il “sistema Hamas” è ciò che più si avvicina ad una Stato, uno Stato palestinese. E non distruggi uno Stato. Ne puoi amputare la testa o le teste, ma il sistema ne procurerà subito una che sostituirà le parti tagliate.  

Il sistema Hamas coinvolge (ancora oggi) centinaia di migliaia di persone. Ogni branca ha i suoi dipendenti che hanno responsabilità e percepiscono uno stipendio. C’è la sanità, il welfare, i servizi alla persona e via dicendo. Ogni branca (o ministero) ha un responsabile. La popolazione, TUTTA, beneficia del “sistema Hamas”.  

Pensare quindi ad Hamas come ad un gruppo di 30/40 mila combattenti senza considerare tutto il resto è profondamente sbagliato.  

Ed è l’errore che, a occhio, hanno fatto prima Netanyahu e poi Trump. Netanyahu perché credeva di poter distruggere Hamas, Trump perché chiama pace quello che pace non può essere.  

Puoi distruggere (forse, molto forse) l’ala militare, puoi tagliare molti rami del sistema messo in piedi da Hamas, ma non puoi distruggerlo perché è troppo grande. “Too big to fail” direbbero i geni della finanza.  

Uno dei cardini del sistema è senza dubbio la UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente. Tutti, e sottolineo TUTTI, i dipendenti della UNRWA che lavorano nella Striscia di Gaza fanno parte di Hamas.  

La UNRWA controlla praticamente tutto. Le scuole, gli ospedali, gli acquedotti, gli aiuti umanitari, la pulizia delle strade, ecc…  

Noi nel 2016 abbiamo fatto una campagna per la chiusura della UNRWA ottenendo pochissimi risultati se non qualche momentaneo cambiamento sui libri di testo delle scuole primarie e secondarie.  

La UNRWA è un sistema nel sistema anzi, è il sistema del sistema. Se non la smantelli non smantelli Hamas.  

E oggi, dopo la guerra, è più forte e indispensabile che mai perché, da quello che mi è sembrato di capire, sarà la UNRWA a gestire direttamente o indirettamente le distribuzioni di aiuti umanitari. È personale della UNRWA, ovvero di Hamas, quello che smista i camion che iniziano a fluire nella Striscia. 

Chi ha scritto il cosiddetto “trattato di pace”, ovvero Turchia e Qatar, ha fatto in modo che il ruolo dell’agenzia ONU per i palestinesi fosse centrale, anzi, indispensabile nella distribuzione degli aiuti e in un inizio di ricostruzione. In sostanza, ha reso Hamas indispensabile.  

In questo momento l’unico risultato a portata di mano di Israele è lo smembramento delle Brigate Izz al-Din al-Qassam, ovvero dell’ala militare di Hamas. Ma tutto il resto, tutto il “sistema Hamas” diventa persino indispensabile.  

E tra qualche mese, forse meno, tornerà tutto com’era prima. Lo promettono i terroristi liberati. «Vedi mio figlio? Tornerà da te come il sette ottobre!» dice un terrorista palestinese appena liberato in cambio degli ostaggi.  Teniamolo a mente.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo