Israele è ancora in guerra su almeno cinque fronti 

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Franco Londei - Editor

Quella falsa tranquillità che mi si dice si respiri in Israele nelle ultime settimane, sembra più paragonabile alla “quiete prima della tempesta” piuttosto che alla “pace prima della ricostruzione”. Come diceva Martin Luther King Jr. «la pace non è assenza di conflitto…».  

Il Presidente Donald Trump ha avuto troppa fretta nel classificare la guerra tra Israele e Hamas come “guerra finita”. Troppa fretta nel pretendere il cessate il fuoco nella guerra tra Israele e Hezbollah. Troppa fretta nel voler reinserire la “nuova Siria” nel circuito internazionale. Troppa fretta nel chiudere la pratica iraniana.  

Guerra Israele-Hamas  

Se c’è una cosa sulla quale tutti gli analisti, anche i più ottimisti, concordano è che Hamas non deporrà le armi, men che meno lascerà il dominio della Striscia di Gaza alla Autorità Palestinese o a una qualsiasi entità araba. In quello che rimane di Gaza e dei tunnel, sono sopravvissuti i più duri e puri delle Brigate Ezzedin al-Qassam, rinforzati numericamente da giovanissimi ancora più estremizzati degli adulti e pronti a morire. 

Mentre Hamas prende tempo cercando di prolungare il più possibile la tregua, i suoi operativi si stanno riorganizzando in quel territorio che non è sotto controllo dell’IDF. Si stanno arroccando in modo che qualsiasi tentativo di andarli a stanare sia estremamente costoso in termini di vite umane, militari e civili.  

Se da un lato la tregua è servita per liberare gli ultimi ostaggi rimasti vivi e per recuperare almeno una parte delle salme degli ostaggi assassinati, dall’altro è servita ad Hamas per liberarsi con letale ferocia dei concorrenti e riprendere il controllo di quella parte di Gaza non “occupata”. 

Tra un po’ la tregua crollerà inevitabilmente e altrettanto inevitabilmente riprenderanno i combattimenti. Hamas non è sconfitto, anzi, si sta preparando ad una resistenza metro per metro. La macchina della sua propaganda è già pronta, i viveri e i beni essenziali sono stati già sottratti alla popolazione affamata. È tutto pronto.  

Guerra Israele-Hezbollah  

Altro cessate il fuoco fortemente voluto e “imposto” da Washington che ha congelato una guerra che Israele stava vincendo alla grande eliminando una volta per tutte quello che era (ed è ancora) il pericolo più grande e letale per lo Stato Ebraico.  

Nelle condizioni di cessate il fuoco si è dato troppa fiducia all’esercito libanese e a UNIFIL per il concordato disarmo di Hezbollah. Il risultato, drammaticamente evidente, è che Hezbollah non è stato disarmato e, anzi, sta procedendo velocemente al proprio riarmo. Oltre a questo, non si è ritirato a nord del fiume Litani rimanendo, di fatto, una minaccia immediata per il nord di Israele. Non so in tutta sincerità quanto potrà reggere ancora il cessate il fuoco con Hezbollah, ma ritengo che l’allarme di “pericolo immediato” lanciato dalla intelligence israeliana, non sia da sottovalutare.  

Guerra Israele-Iran  

Quando Trump ha fermato la guerra tra Israele e Iran mettendo in piedi la scenetta del bombardamento della centrale atomica di Fordow, Israele controllava indisturbato i cieli iraniani. Qualsiasi obiettivo all’interno della Repubblica Islamica era alla sua mercé. Poteva azzerare (letteralmente) sia il programma nucleare iraniano che quello balistico.  

Forse la centrale di Fordow, situata a 80 metri di profondità all’interno di una montagna, poteva resistere, ma ripetuti bombardamenti con bombe anti-bunker come quelle usate per eliminare Hassan Nasrallah, avrebbero probabilmente ottenuto un risultato migliore delle tre GBU-57A/B MOP statunitensi lanciate su Fordow, bombe che a quanto pare hanno fatto il solletico al programma nucleare iraniano, che infatti continua insieme a quello balistico.   

Quell’enorme vantaggio strategico che Israele aveva conquistato con azioni davvero impressionanti, ora potrebbe essere in buona parte svanito. Teheran ha assemblato nuovi lanciatori, importantissimi per una eventuale risposta verso Israele, perché puoi avere migliaia di missili, ma se hai pochi lanciatori non vai da nessuna parte. Israele li aveva identificati e distrutti quasi tutti dopo la risposta iraniana. Ora quel vantaggio è svanito.  

Anche le difese contraeree iraniane sono state potenziate. Forse niente di veramente pericoloso per la modernissima aviazione israeliana, ma pur sempre un ostacolo in più. 

I fronti minori 

Il primo e più immediato è la Nuova Siria. Un mistero la conversione di Abu Mohammed al-Jolani in Ahmad al-Shara’. Essendo membro della Fratellanza Musulmana non c’è da stare tranquilli, non tanto per l’immediato quanto piuttosto per il futuro nel caso la Siria, come sembra, diventi un protettorato turco. La Turchia ha più volte dichiarato di voler attaccare Israele. Fino ad ora le è mancata però la prossimità territoriale. Fino ad ora.  

Gli Houthi dello Yemen sono l’altro fronte minore. Potenzialmente non rappresentano un pericolo diretto per Israele ma hanno dimostrato di poter essere pericolosi per i civili israeliani. Se si fosse chiuso il fonte con l’Iran probabilmente anche quello con gli Houthi sarebbe stato chiuso. Per ora non lo è.  

Infine, ci sarebbe un sesto fronte potenzialmente molto pericoloso, la Cisgiordania. Lì Hamas e la Jihad Islamica palestinese sono ancora molto forti. A loro vanno aggiunti gli irriducibili di Fatah. Se a questo mix aggiungiamo l’Iran che pompa armi e denaro in gran quantità, ecco che abbiamo un sesto fronte a dir poco esplosivo.  

Come vedete la calma di questi giorni è solo momentanea perché Israele è ben lungi dall’essere al sicuro. Tutti i fronti rimangono drammaticamente aperti e quella “pace” così gridata, quasi urlata da Washington, rimane solo una chimera.  

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo