Alla Russia rimane la deterrenza nucleare (e Trump)

by Vasyl Bodnar
putin si arrampica sugli specchi della deterrenza nucleare

Le armi nucleari nella strategia russa svolgono una funzione multidimensionale: deterrente, comunicativa, politica e compensativa delle debolezze convenzionali. Allo stesso tempo, il loro utilizzo effettivo rimane molto costoso sia politicamente che militarmente, il che porta il Cremlino a impiegarle principalmente in ruoli psicologici e dimostrativi. La strumentalizzazione delle infrastrutture nucleari, l’impiego dimostrativo dell’arsenale e la retorica nucleare creano una zona di pressione strategica in cui l’avversario è costretto a calcolare il rischio di escalation, pur mantenendo un intervento limitato.

La guerra in Ucraina ha dimostrato che le armi nucleari non sono una reliquia della Guerra Fredda, ma svolgono ancora un ruolo centrale nel plasmare l’equilibrio strategico in Europa. Il Cremlino le usa per condizionare il comportamento degli avversari, sostenere lo status di grande potenza e mantenere il controllo sulla regione. Allo stesso tempo, gli elevati costi politici dell’uso delle armi nucleari fanno sì che la soglia per un’effettiva escalation rimanga elevata e che la loro funzione operativa sia limitata, nella pratica, ad azioni di deterrenza e di comunicazione.

In queste poche righe, parte di un’analisi molto approfondita scritta dai migliori esperti militari e di strategia, vi è la risposta in merito al dispiegamento di missili russi a capacità nucleare in Bielorussia. È l’ennesimo “alzare la voce” per coprire i graffi sugli specchi che si sentono fuoriuscire dal Cremlino.

La deterrenza nucleare oltre a un importante amico a Washington, sono tutto ciò che rimane della potenza russa. Nell’ultimo anno la Russia ha perso 350.000 uomini per conquistare solo pochi Kmq di Donbass. Militarmente è un nano con, tuttavia, tonnellate di carne da cannone da usare per sfiancare il nemico. I suoi droni e i suoi missili colpiscono quasi esclusivamente obiettivi civili mentre i droni ucraini affondano navi e sottomarini, petroliere, incendiano terminali del gas e raffinerie. Difficile capire come possano i propagandisti russi, numerosissimi in Italia, affermare che la Russia stia vincendo la guerra, ma sopratutto è difficilissimo comprendere come ci possano essere così tanti creduloni.

Mentre dal lato NATO assistiamo a un rafforzamento delle forze di risposta rapida, al dispiegamento di unità aggiuntive e alla modernizzazione dei sistemi di difesa aerea e missilistica, dal lato russo notiamo una maggiore dipendenza da terzi, soprattutto dalla Cina, dalla Corea del Nord per gli uomini e i proiettili e dall’Iran per i droni.

E anche sulla deterrenza nucleare ci sarebbe parecchio da dire. L’analisi degli scenari di utilizzo delle armi nucleari indica che la soglia per un impiego effettivo rimane elevata. Anche di fronte a significativi fallimenti russi sul fronte convenzionale – come il ritiro da Kherson o un’offensiva fallita nell’Ucraina nord-orientale – il Cremlino si è limitato alla retorica e alle dimostrazioni di capacità nucleare . Tale comportamento indica la consapevolezza delle catastrofiche conseguenze politiche, militari e internazionali che l’uso effettivo di armi nucleari comporterebbe, tra cui il rischio di un’escalation globale e l’isolamento politico ed economico della Russia.

La guerra in Ucraina ha confermato che le armi nucleari svolgono ancora un ruolo centrale nella strategia della Federazione Russa. Il Cremlino utilizza il potenziale nucleare per condizionare il comportamento degli avversari, limitarne la libertà d’azione e aumentare i costi politici e militari dell’escalation.

L’elevata soglia per l’uso effettivo delle armi nucleari indica tuttavia che il loro ruolo primario rimane politico e deterrente piuttosto che operativo. Per la sicurezza europea, ciò significa che il fattore nucleare deve essere costantemente integrato nelle analisi strategiche, che i meccanismi di deterrenza devono essere rafforzati e che la resilienza alle pressioni crescenti deve essere costruita nel contesto di una prolungata rivalità geopolitica.

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