In un negoziato tra due parti in conflitto ci vogliono tre elementi fondamentali: le due parti in conflitto e un negoziatore imparziale. Questo è l’ABC del negoziato che vale su qualsiasi situazione conflittuale, che sia una disputa tra inquilini o un conflitto armato di qualsiasi proporzione.
Nella guerra tra Russia e Ucraina questo concetto basilare è stato totalmente stravolto dall’ingresso in scena di Donald Trump, il quale si è subito proposto come negoziatore tra le due parti in conflitto, promettendo addirittura di far cessare la guerra in tre giorni, ma distinguendosi quasi immediatamente come parte in causa.
Ora, una parte in causa non può offrirsi come negoziatore proprio perché è parte in causa, in questo caso in qualità di socio (o debitore) della Russia.
La cosa è apparsa subito chiara sin dalla prima visita del Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, alla Casa Bianca. Chi non ricorda l’umiliazione inflitta dal Presidente Trump a un uomo che invece di fuggire, come gli era stato offerto, erano tre anni che lottava insieme al suo popolo?
Ma è diventata palese nella vergognosa esibizione di sottomissione mostrata da Trump nei confronti di Vladimir Putin nello storico incontro di Anchorage, in Canada, dove il Presidente americano ha mostrato tutta la sua deferenza nei confronti del dittatore russo. Una vergogna in mondovisione.
Tuttavia ancora più evidente è apparsa quando Trump ha presentato il piano di pace a se stesso attribuito, malamente tradotto dal russo, con il quale sanciva in pratica la resa incondizionata dell’Ucraina all’aggressore russo. Un piano chiaramente scritto a Mosca che i russi sostengono essere il frutto degli accordi di Anchorage.
Di quali accordi parlano i russi? Chi ha dato a Trump il diritto di prendere accordi per l’Ucraina? Meglio ancora, chi ha dato a Trump il permesso di regalare ampi territori ucraini alla Russia, territori per di più saldamente in mano di Kiev?
Si è detto che Trump si è arrogato questo diritto in forza del fatto che senza le armi e l’intelligence americane l’Ucraina sarebbe stata sconfitta. Può essere vero. E infatti la prima cosa che ha fatto Trump una volta insediato (da Putin) alla Casa Bianca è stato interrompere l’invio di armi a Kiev. Secondo Trump tali armi, che Biden aveva dato praticamente gratis, andavano pagate.
Trump sapeva benissimo che l’Ucraina non se lo poteva permettere e che quindi in poco tempo sarebbe capitolata.
È qui che fortunatamente entra in ballo l’Europa, prima con i volenterosi poi proprio con tutto (o quasi) l’assetto comunitario. Saranno i paesi europei a comprare le armi per l’Ucraina. Trump non può negare l’acquisto di miliardi di dollari di armi agli europei.
Il piano studiato a Mosca e messo in pratica a Washington, salta.
Nel mezzo di tutto questo ne abbiamo viste di ogni tipo. La deferenza dell’inviato molto speciale, Steve Witkoff, nei confronti di Putin. I continui tentativi di Trump di convincere Zelensky a cedere il Donbass alla Russia. Insulti agli europei. Minacce russe di imminenti terze guerre mondiali. E chi più ne ha più ne metta.
La cosa che stupisce (e stupisce veramente) è il sostanziale silenzio della stampa americana sulla più che evidente sottomissione di Trump a Putin o sulle decine di stupidaggini che Trump propina a cadenza giornaliera, dalle otto guerre chiuse alla grazia per Netanyahu. Ogni tanto qualche editorialista ci stupisce con qualche tiepida critica, ma nessuno osa dire come stanno veramente le cose. Sarà per la scarsa attenzione degli americani per la guerra in Ucraina, ma non si era mai visto un Presidente americano così “amico” della Russia.
Qualche giorno fa un sussulto bipartisan sul Washington Post, ma ancora non sufficiente per farci dire che qualcosa sta cambiando, che la stampa americana stia tornando alla normalità.
E allora, per tornare all’oggetto di questa riflessione, non possiamo lasciare a Trump il ruolo di negoziatore tra Ucraina e Russia semplicemente perché farà gli interessi di Putin (e in parte i suoi). È arrivato il momento che qualcuno glielo dica. Ma soprattutto è arrivato il momento che l’Europa nomini un inviato speciale per negoziare tra Russia e Ucraina. Una persona di peso, di valore assoluto. Ne abbiamo, da Mario Draghi ad Angela Merkel, qualcuno insomma in grado di rispondere per le rime alle offese di Trump e alle balle di Putin.
