Oltre un milione di morti potrebbero spingere Putin a usare l’atomica?

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Franco Londei - Editor

Ieri sera un ufficiale dell’intelligence israeliana esperta di dinamiche del Golfo e di Russia mi ha detto che «se Putin non si è curato di mandare al macello oltre un milione di soldati, potrebbe non farsi troppi problemi a usare l’atomica».

Dopo quattro anni dall’invasione su larga scala dell’Ucraina i russi sono riusciti a conquistare pochi spiccioli di Donbass e proprio in queste ore i contrattacchi ucraini stanno erodendo anche quelle poche conquiste russe.

Putin ha trovato in Donald Trump l’amico che gli mancava. È il Presidente americano, ora, ad essere l’arma più pericolosa in mano ai russi. E quando dico «in mano» non lo faccio per modo di dire.

È Trump, infatti, a fare pressione su Kiev affinché si ritiri completamente dal Donbass e lo consegni chiavi in mano a Putin, il quale dopo quattro anni di guerra e 1.200.000 morti ne ha conquistato solo una parte.

Ci sarebbe da chiedersi il perché del comportamento di Donald Trump. Ci sarebbe da chiedersi come mai ha fatto di tutto per far crollare la resistenza ucraina. Ma forse non lo scopriremo mai. O forse si. I file Epstein potrebbero davvero riservare qualche sorpresa, ammesso che tutti i file vengano davvero resi pubblici e non solo la parte che non riguarda Trump.

Comunque la guerra, anzi, l’operazione militare speciale che doveva durare solo qualche giorno, sta mettendo in ginocchio la Russia, la quale erroneamente viene considerata da taluni una «grande potenza» quando invece è a malapena una potenza regionale.

Ma sono quelle atomiche a cui si riferiva la mia amica dell’intelligence israeliana a fare la differenza. Sono quelle atomiche che impediscono agli ucraini di lanciare droni e missili contro Mosca o San Pietroburgo, di far assaggiare anche ai russi il «freddo della guerra».

Non credo che farebbe la differenza. I russi odiano gli ucraini e nessuno ancora in Russia ha provato a protestare senza essere suicidato. Però qualche cigolio comincia a sentirsi. Non perché ci sono le sanzioni o perché l’economia russa si sta liquefacendo, ma perché in quattro anni Putin non è riuscito a «denazificare» l’Ucraina. E in più di uno comincia davvero a pensare di usare qualche «petardo nucleare».

Quattro anni fa ho erroneamente pensato che dopo il fallimento in Ucraina i russi avrebbero rimosso o suicidato Putin. Invece no. Anzi, Putin è meno falco di alcuni suoi consiglieri mentre il popolo russo non perde occasione per mostrare il proprio odio verso gli ucraini e gli occidentali che aiutano la resistenza di Kiev. Non è russofobia, è pura verità.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo