La sinistra italiana e gli Ayatollah

Faccio fatica a credere che la sinistra italiana, mi limito a questa, sia veramente felice di una probabile caduta del regime teocratico iraniano. Che PD (almeno una parte), Cinque stelle e AVS vedano di buon occhio la fine di un regime che odia Israele, l’America e tutto l’Occidente mi appare assai improbabile.

Si, in televisione dicono, a favore di telecamera, che detestano il regime sanguinario degli ayatollah ma, allora, come si spiega l’ormai comprovata frequentazione da parte di esponenti del PD e 5Stelle di alte cariche di Hamas[1]? Vi è un’inchiesta in corso da parte del quotidiano il Giornale. È opportuno ricordare che Hamas (organizzazione terroristica responsabile del 7 ottobre 2023) viene abbondantemente finanziata e foraggiata proprio dall’Iran degli ayatollah.

Fratoianni ha chiesto a gran voce che il governo Meloni rifiuti qualunque tipo di coinvolgimento nel conflitto a fianco di America e Israele e, anzi, di comportarsi proprio come la Spagna di Sancez e rompere ogni rapporto con gli USA.

Che sia la parte politica scesa in piazza con i pro-pal a chiedere la liberazione della Palestina dal fiume al mare sia felice di veder cadere il sistema tiranno che promuove nel mondo l’odio verso Israele e l’Occidente non è credibile.

Se dovesse veramente cadere l’attuale regime teocratico iraniano e il maturare definitivo dei famosi patti d’Abramo tutto cambierebbe nella regione mediorientale. Le cose cambierebbero sicuramente anche per la causa palestinese. Verrebbe a mancare il motore ideologico ed economico che tiene sempre accesa la fiamma dell’odio verso Israele con la balla dei territori occupati.

Dico ideologico ed economico ma non politico perché lì non c’è nulla di politico, lì c’è solo atavico furore religioso che si alimenta dai tempi di Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar, da Maometto in su fino a noi.

Se cade il regime degli ayatollah si indebolisce anche l’asse Cina-Russia-Iran e magari cambia qualcosa anche nel BRICS. Se cade il regime degli ayatollah come farà l’ONU a riaffidare loro la vicepresidenza della “Commissione per lo sviluppo Sociale delle Nazioni Unite com’è accaduto nel febbraio 2026?[2]

Come si può pretendere da chi odia l’Occidente e Israele una parvenza di gioia se cade proprio il tempio ideologico-economico-militare di tale odio? A fronte del presunto e non dimostrato genocidio dell’esercito israeliano verso i palestinesi che cosa ha detto la sinistra sui 40.000 morti fatti in tre giorni dal regime Iraniano? Sono scesi in piazza? È partita qualche Flotilla? Qualcuno ha chiesto di interrompere tutti i rapporti con quella dittatura? È stata occupata qualche facoltà universitaria?

La falsa compassione per i bambini palestinesi è solo odio verso Israele. Se si pretende dalla sinistra italiana l’approvazione dell’eventuale caduta del regime degli ayatollah vuol dire che non abbiamo capito con chi e con cosa abbiamo a che fare. Abbiamo a che fare con persone che non amano le democrazie perché queste sono un prodotto occidentale e giudaico-cristiano. Abbiamo a che fare con un progetto geopolitico di islamizzazione dell’Europa che con l’eventuale caduta della peggior teocrazia islamica del mondo potrebbe rallentare o arrestarsi.  Si vuole tornare a spendere la moneta fuori corso del comunismo e per arrivare a tanto c’è bisogno dell’alleanza con l’islam ma, all’occorrenza, andrebbe bene anche Belzebù.

Il “campo largo” o campo e basta della sinistra nostrana si appella al Diritto Internazionale quando le fa comodo. Si rammenti che tale diritto nasce dal concetto di “autodeterminazione dei popoli” portato alla ribalta politica dal Presidente americano Thomas Woodrow Wilson durante la Conferenza Internazionale di Pace di Parigi del 1919. In quell’occasione si delineò e affermò il principio di nazionalità e da lì la costituzione della Società delle Nazioni (Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone).

Il principio di autodeterminazione dei popoli pone la democrazia quale premessa fondamentale e indispensabile per la propria realizzazione. Là dove democrazia non c’è tale principio non ha storia. L’autodeterminazione dei popoli è un principio che, posto a fondamento della costituzione della Società delle Nazioni, ha una portata universale e non nazionale. Dittature, teocrazie e totalitarismi costituiscono la negazione di tale assunto, quindi, già violazione del Diritto Internazionale, soprattutto quando esportano oltre i propri confini l’odio verso altri popoli organizzando e finanziando cellule terroristiche per danneggiarli e/o distruggerli.

Chi spera nel comunismo desidera l’instaurazione dello Stato etico[3] al posto dello Stato di diritto. Chi aspira a questo interpreta il concetto di “popolo” come folla informe alla quale imporre ciò che lo Stato ritiene essere il bene e questo ha come oggetto l’ideologia che lo anima. La sinistra italiana, e non solo, è a questo che ambisce: Romano Prodi, il sindaco Matteo Lepore e il cardinale Matteo Maria Zuppi hanno festeggiato l’Iftar, il pasto con cui i musulmani celebrano la fine del Ramadan. Tutti insieme, sotto la tettoia Nervi, tra lunghe tavolate e il caldo abbraccio della comunità islamica bolognese ma della Quaresima non se ne parla.

[1] Il “dossier Hannoun” è il nervo scoperto del Pd di Elly Schlein. I legami tra un pezzo del campo largo (sinistra dem e M5s) con il capo della cellula di Hamas in Italia, arrestato per terrorismo in un’inchiesta della Procura di Genova, imbarazza il partito. Anche l’ala riformista batte in ritirata, temendo punizioni e purghe da parte della segretaria, che dopo l’inchiesta del Giornale impone il “silenzio stampa” sul tema. Dal fronte dei Cinque stelle tutti muti (il Giornale 19 febbraio 2026)

[2] nel febbraio 2026, la Repubblica Islamica dell’Iran è stata eletta come uno dei vicepresidenti della Commissione per lo Sviluppo Sociale delle Nazioni Unite (CSocD) per la 65ª sessione (2025-2026).

[3] Lo Stato etico è un modello filosofico-politico, teorizzato principalmente da Hegel e ripreso dal fascismo con Giovanni Gentile, che concepisce lo Stato come incarnazione suprema dell’eticità e del bene comune, cui l’individuo deve conformarsi. A differenza dello Stato liberale, quello etico è forte, centralizzato e talvolta totalitario, annullando la distinzione tra pubblico e privato, poiché l’individuo trova la sua piena realizzazione dentro la collettività.

 

Fabio Fineschi, psicopedagogista ora in pensione e scrittore. Ha pubblicato un saggio di filosofia e due romanzi. Coniugato, vive a Firenze