Accordo Iran-Oman: Trump (forse) costretto a capitolare. Una disfatta epocale

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Franco Londei - Editor

Non è facile parlare della guerra tra Stati Uniti e Iran. Ogni volta che si critica il Presidente Donald Trump sembra che si goda dei suoi insuccessi e che si parteggi per gli Ayatollah. Non c’è niente di più sbagliato, almeno per quanto mi riguarda.

Pur essendo anti-trumpiano, non sarò mai contento se l’Iran umilia gli Stati Uniti, se li prende per il naso o se, addirittura, prende possesso dello Stretto di Hormuz con un accordo bilaterale con l’Oman e tiene completamente fuori dai giochi gli Stati Uniti.

Perché è questo quello che sta succedendo se le voci di un accordo tra Oman e Iran sul controllo dello Stretto di Hormuz sono vere.

Non starò a raccontare l’accordo in se che, detto in due parole, prevede l’ingresso delle navi nel Golfo Persico attraverso un corridoio in acque iraniane, e l’uscita in un corridoio in acque dell’Oman. In allegato, rimozione dell’embargo e delle sanzioni all’Iran.

Quello che invece mi interessa fare è evidenziare lo schiaffone che gli iraniani hanno dato al presidente Trump con un accordo che riesce addirittura a togliere dai guai lo stesso Presidente americano, il quale non vede l’ora di tirarsi fuori da quello “stretto” e magari far credere alla base MAGA persino di aver vinto.

Ora, come ho detto in precedenza, sembra che nel raccontare la disfatta di Trump uno gongoli passando persino per filo-iraniano. Però il mio compito non è fare il “MAGA”, non è credere a tutte le fandonie che giornalmente ci propina un Presidente americano ormai senza alcuna credibilità. No, il mio compito, nel mio piccolo, è raccontare come stanno le cose e analizzarle.

Quindi partiamo da come stanno le cose: se l’accordo tra Iran e Oman venisse finalizzato, per gli Stati Uniti sarebbe una disfatta epocale. Perché? Ma perché l’Iran manterrebbe sostanzialmente il controllo di Hormuz mentre gli Stati Uniti si vedrebbero “costretti” a togliere le sanzioni e l’embargo all’Iran, pena la chiusura a tempo indeterminato di Hormuz con relative enormi pressioni interne ed esterne (soprattutto i paesi arabi del Golfo).

«Le coordinate geografiche del percorso previsto dalle due parti sono state concordate e, se terze parti non ostacoleranno il processo, anche la dichiarazione congiunta dei due Paesi, contenente le principali considerazioni e i punti di accordo, è in fase di revisione finale e stesura», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei. Tradotto: se gli Stati Uniti non si mettono di traverso e tolgono sanzioni ed embargo, l’accordo è pronto.

Era il 14 giugno 2026 quando Donald Trump pronunciò la celebre frase «Ships of the world, start your engines» ovvero «Navi del mondo, accendete i motori». La dichiarazione fu diffusa via social parallelamente all’annuncio del raggiungimento di una bozza di accordo preliminare tra Washington e Teheran. Trump ha esclamato: “Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio!”, promettendo la fine del blocco navale e il ripristino della navigazione senza pedaggi.

Donald Trump ha annunciato pubblicamente che un accordo con l’Iran fosse “vicino” o “imminente” almeno 42 volte dall’inizio del conflitto nel marzo 2026. Oggi è probabilmente costretto a “subire” un accordo studiato da altri per il loro interesse. Se non è una disfatta diplomatica questa…

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo