Alta tensione nel Mediterraneo. Alcune navi da guerra turche hanno prima bloccato e poi costretto ad allontanarsi una nave da prospezione israeliana che stava facendo ricerche in acque cipriote.

La nave Bat Galim, dell’istituto israeliano di ricerca oceanografica, stava conducendo ricerche in acque cipriote in collaborazione con le autorità di Cipro quando è stata avvicinata da navi da guerra turche che prima le hanno chiesto i motivi della sua presenza nell’area e poi le hanno intimato di allontanarsi adducendo il motivo che quelle acque erano di pertinenza turca in base ad un accordo con la Libia.

In realtà la nave israeliana stava operando in acque territoriali cipriote con il consenso e addirittura la collaborazione delle autorità di Cipro, ma secondo i turchi tutte le acque che vanno dalla Libia alla Turchia passando per le acque cipriote e greche sono di loro proprietà in base ad un accordo che non ha nessuna pertinenza con il Diritto Internazionale. Un vero atto di prepotenza.

Pochi giorni prima un funzionario dell’ambasciata israeliana ad Ankara era stato convocato dalle autorità turche le quali gli hanno notificato che in base a quell’assurdo accordo con Tripoli qualsiasi operazione in quel tratto di mare (praticamente metà del Mediterraneo Orientale) avrebbe richiesto l’approvazione turca.

Israele in accordo con Cipro e con la Grecia ha intenzione di costruire un gasdotto sottomarino che possa portare il gas dei ricchi giacimenti al largo delle coste israeliane, cipriote e greche, direttamente in Europa. Ma ora la Turchia rivendica unilateralmente il controllo su quei tratti di mare e quindi dei giacimenti.

«I turchi stanno cercando di affermarsi come coloro che gestiscono il Mediterraneo Orientale» ha detto una fonte israeliana. «Questo è molto preoccupante» ha aggiunto.

Già in passato la Turchia aveva fatto la stessa cosa con alcune navi da prospezione di proprietà dell’ENI che operavano in acque cipriote tanto che l’Italia ha recentemente deciso di inviare una nave da guerra, la fregata Federico Martinengo, per tutelare gli interessi italiani. Una sfida aperta alla Turchia che rivendica zone di perforazione assegnate all’ENI e alla francese Total.

E di certo Israele non rimarrà impassibile di fronte a cotanta prepotenza da parte della Turchia. «Israele ha il dovere di tutelare i propri interessi a dispetto di quello che sostiene Ankara» ha detto un funzionario israeliano che vuole rimanere anonimo a RR. «E di certo non ci faremo intimidire e non rinunceremo ai nostri progetti per le smanie di grandezza di Erdogan» ha continuato.

Alla domanda se anche Israele intende dare copertura militare alle navi da prospezione e ricerca, con il forte rischio di uno scontro armato con le navi turche, il funzionario non ha risposto ma ha confermato che «Gerusalemme tutelerà i propri legittimi interessi con ogni mezzo».