Il caso Epstein non è nulla di fronte alla scandalosa e più che evidente sottomissione di Donald Trump a Vladimir Putin.
Il sospetto che in qualche modo Trump fosse compromesso lo avevo avanzato sin da subito, ma qui si rischia davvero di permettere a Putin di decidere la politica estera statunitense.
Quello che sta succedendo con l’Ucraina va molto al di là del fatto che Kiev non possa vincere la guerra con la Russia – guerra che la Russia ha già perso se non direttamente con l’Ucraina almeno per i costi che ha dovuto sopportare – quello che accade con la guerra in Ucraina è la capitolazione della democrazia e dello stato di diritto di fronte alla prepotenza russa.
Il Wall Strett Journal, giornale conservatore, l’ha definita “capitolazione controllata” quello che l’Ucraina è costretta ad accettare, e non è parco di critiche verso l’atteggiamento di Trump nei confronti di Putin. Evidentemente anche a Washington qualcuno a destra comincia a pensare che qualcosa non torna.
La vogliono far passare per “la voglia di pace di Trump” quando in realtà ci troviamo di fronte a un cosiddetto “piano di pace” in 28 punti maldestramente tradotto dal russo all’inglese. Praticamente dettato (imposto) da Mosca a Washington. Ed è questa la cosa grave, non il fatto che l’Ucraina sia costretta ad arrendersi.
Quello che è sconcertante è che l’America assista immobile a tutto questo. Ha assistito immobile ai tappeti rossi stesi ai piedi di Putin ad Anchorage, non ha fiatato di fronte al continuo rimandare le sanzioni alla Russia, come se fosse un gioco studiato, e ora tace di fronte a quello che è il più clamoroso caso di infezione della democrazia statunitense da parte della Russia di tutta la pur breve storia americana.
Il quadro che emerge ci dice che già ad Anchorage Putin aveva dettato gli ordini a Trump. Tutto il resto è stato un macabro show alle spalle di centinaia di migliaia di morti ucraini.
Ora ci si aspetta un minimo di dignità dall’Europa, e non sarebbe male neanche un sussulto d’orgoglio della premier italiana. Il piano di Mosca tradotto in inglese prevede che alla Russia vengano revocate tutte le sanzioni, come se non fosse successo nulla. Beh, Trump potrà fare quello che vuole, ma l’Europa almeno su quel fronte deve tenere duro. Sarebbe come alimentare il mostro che poi ci divorerà.
E credo che sia anche l’occasione buona per fare pulizia dei traditori putinisti, da quelli italiani ai paesi nella UE che si sono dimostrati essere solo delle quinte colonne di Mosca.
Si indaghi a fondo su quei giornali e partiti politici che hanno apertamente sostenuto la Russia. Se si ha voglia di verità, non sarà difficile trovare le prove dei finanziamenti russi.
Per quegli Stati filorussi presenti nell’Unione Europea, i trattati ne vietano l’espulsione ma non la cosiddetta “espulsione indiretta”. È arrivato il momento di considerare realmente e fattualmente la Federazione Russa un nemico dell’Unione Europea e di prendere quindi tutte le precauzioni del caso.
Per la cronaca, Trump e Putin hanno fretta di chiudere perché a Mosca qualcosa si sta muovendo e le sanzioni che per qualcuno non fanno niente alla Russia, cominciano invece a fare veramente male. Si prendano i territori ucraini ma le sanzioni restino. Che paghino caro la morte e la distruzione che hanno inflitto.

