Di fronte a quello che sta avvenendo in Africa il mondo cristiano e più in generale, il mondo civile, non può rimanere per l’ennesima volta inerme.
Venerdì scorso oltre 300 alunni maschi e femmine di una scuola cristiana nello stato nigeriano del Niger, la St. Mary’s, sono stati rapiti da un gruppo musulmano probabilmente legato allo Stato Islamico. Con gli alunni sono stati rapiti anche 12 insegnanti.
Questi rapimenti in Nigeria sembrano essere la risposta islamica alle minacce del Presidente Trump che qualche settimana fa aveva ammonito che se gli attacchi contro i cristiani in Nigeria non fossero terminati avrebbe inviato l’esercito statunitense “a tutto spiano”.
Quello della scuola St.Mary’s è il rapimento di massa più grande di tutti i tempi che supera persino quello a opera di Boko Haram che nel 2014 rapì 276 studentesse nella scuola di Chibok.
Situazione drammatica per i cristiani in tutta l’Africa occidentale
Ma quello che sta avvenendo in Nigeria è solo la parte più evidente di qualcosa di più complesso che sta avvenendo in Africa occidentale.
Se in Nigeria e nel Niger i gruppi sembrano legati all’ISIS e non appaiono molto organizzati, nel resto dell’Africa occidentale e nel Sahel ad operare sono gruppi ben organizzati legati ad Al-Qaeda.
Attenti perché la distinzione è importante. I gruppi legati all’ISIS non trovano più finanziamenti nemmeno da quegli Stati, come il Qatar, che li avevano sostenuti nella loro “cavalcata” in Medio Oriente. Per questo non è raro che usino i rapimenti più per fini economici che per fini religiosi. Potrebbe essere il caso nigeriano.
Al contrario Al Qaeda, in piena rinascita, più legata ai sunniti della Fratellanza Musulmana, riceve importanti finanziamenti e consegne di armi principalmente dal Qatar e dalla Turchia, ma anche da organizzazioni europee apparentemente finalizzate alla sola assistenza ai fedeli islamici.
Il risultato è che oggi tutto il Sahel e buona parte dell’Africa occidentale stanno assistendo alla conquista islamica di quelle terre e alla contestuale espulsione forzata dei cristiani.
In particolare l’Africa occidentale, fino a poco tempo fa patria del sufismo (il Sufismo è la dimensione mistica dell’Islam, che mira all’unione spirituale con Dio attraverso la purificazione del cuore e la pratica dell’amore divino, quindi una forma di Islam molto più pacifica), oggi vede una enorme massa di giovani passare dal sufismo al sunnismo, trasformando quello che era una zona a maggioranza islamica ma pacifica in un’area ad altissimo rischio di radicalizzazione.
La tattica è quella prediletta dalla Fratellanza Musulmana, una tattica fatta di assistenzialismo, scuole coraniche, radicalizzazione “dolce”, quasi impercettibile dall’esterno, ma sistematica.
Numeri impressionanti ma ignorati in occidente
Parliamo di numeri. Secondo il rapporto “Perseguitati più che mai” di Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), la persecuzione dei cristiani è in forte aumento nell’Africa occidentale. Anche Open Doors segnala che l’“epicentro” della violenza islamista militante si starebbe spostando verso l’Africa occidentale.
Open Doors parla di una vera e propria “crisi di sfollamento”: il comunicato ufficiale stima che alla fine del 2023 circa 16,2 milioni di cristiani in Africa subsahariana siano stati costretti a lasciare le loro case a causa della persecuzione.
Molti di questi cristiani si trovano in campi per sfollati interni (IDP, Internally Displaced Persons), non sempre con garanzie di sicurezza e condizioni dignitose. Questa migrazione forzata contribuisce a creare quella che alcuni definiscono una “Chiesa profuga”: comunità cristiane che non hanno più radici nella loro terra natale.
Uccisioni e rapimenti
Secondo ACS, solo in Nigeria negli ultimi anni migliaia di cristiani sarebbero stati uccisi: ad esempio, nel biennio gennaio 2021–giugno 2022 si parla di circa 7.600 cristiani assassinati. In forte aumento i rapimenti di cristiani.
Ma Le aggressioni non riguardano solo persone: anche chiese, case private e attività commerciali cristiane vengono attaccate. Secondo la WWL (World Watch List) di Porte Aperte, c’è stato un aumento di attacchi su case e negozi cristiani, che contribuisce a rendere insostenibile la permanenza nelle comunità d’origine.
Uno degli scopi che si pongono i gruppi jihadisti è di tipo demografico: lo spostamento massiccio può cambiare la composizione religiosa di alcune aree, svuotando villaggi a maggioranza cristiana. Poi c’è un obiettivo sociale: la fragilità delle comunità sfollate, la povertà, l’insicurezza permanente mettono a rischio la coesione sociale e la capacità di ricostruire un tessuto comunitario cristiano stabile.
Ci troviamo di fronte alla più grande persecuzione religiosa, in particolare contro i cristiani, dell’era moderna. Milioni di cristiani costretti a lasciare le loro terre ai musulmani nel quasi completo disinteresse dell’occidente, a sua volta alle prese con una pesante infiltrazione islamica che fa capo proprio alla Fratellanza Musulmana e che da qui a breve potrebbe arrivare persino alle leve politiche.

