Attacco alla sinagoga di San Diego. Ora basta parlare di “pazzi”

Un morto e tre feriti. E’ questo il bilancio di un attacco alla sinagoga di San Diego effettuato da un uomo di 19 anni che ha aperto il fuoco sui fedeli che festeggiavano la fine della Pasqua ebraica.

La vittima è una madre di 60 anni, Lori Gilbert Kaye, mentre tra i feriti oltre al rabbino, Yisroel Goldstein, c’è anche una bambina di otto anni, Noya Dahan, originaria di Sderot e lo zio della ragazzina, Almog Peretz, 31 anni, colpito ad una gamba mentre cercava di portare al sicuro i bambini.

L’attentatore, subito arrestato, è stato identificato come John Earnest, un 19enne incensurato di San Diego su cui la polizia sta indagando ma che a quanto pare avrebbe diffuso sui social diversi messaggi di odio contro gli ebrei, l’ultimo appena un’ora prima dell’attacco.

Arma inceppata

Ma poteva addirittura andare peggio. Secondo i testimoni l’arma di John Earnest, un’arma d’assalto di tipo AR, si sarebbe inceppata il che ha impedito che il bilancio delle vittime fosse decisamente più alto.

Sacrificata per salvare il rabbino

Lori Gilbert Kaye, la vittima dell’attacco alla sinagoga di San Diego

La vittima, Lori Gilbert Kaye, si sarebbe sacrificata per salvare il rabbino. La donna, che lascia una figlia di 22 anni, si sarebbe infatti parata davanti al rabbino per impedire all’assalitore di ucciderlo.

Odio religioso in fortissima crescita

Nel suo ultimo messaggio sui social, l’assassino aveva esaltato gli attacchi alle moschee di in Nuova Zelanda e soprattutto l’attacco alla sinagoga di Pittsburgh.

Parliamoci chiaro, non si tratta di pazzi o di persone disturbate. Secondo alcuni testimoni John Earnest sarebbe un normalissimo ragazzo che studiava per diventare infermiere. Si tratta invece di esaltati, estremisti religiosi cristiani che odiano tutto ciò che è diverso dal loro credo, non dissimili dagli estremisti islamici. Una comunità in fortissima crescita negli Stati Uniti che fomenta odio verso qualsiasi altra religione.

John Earnest è il frutto di questa campagna di odio che non ha una collocazione politica definita, ma è basata completamente su un credo estremista molto simile all’estremismo islamico, dove viene insegnato che “i diversi”, che siano ebrei, musulmani, omosessuali o altro, sono un nemico da abbattere con ogni mezzo.

Non si faccia quindi l’errore di cercare a tutti i costi una responsabilità politica o di classificare questi attentatori come “pazzi”. E’ il fanatismo religioso a muovere queste persone, è il fanatismo religioso a mettere loro le armi in mano. Un problema che prima o poi dovremmo affrontare.