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Bloccati gli F-35 per la Turchia. Altro brutto colpo per Erdogan

Un altro brutto colpo per l’economia turca e la politica di Erdogan

niente f-35 per erdogan

Niente F-35 per la Turchia. Lo ha deciso il Congresso americano dopo l’acquisto da parte turca dei sistemi anti-aereo russi S-400 che, a quanto dicono fonti russe, dovrebbero essere consegnate a partire da luglio.

La Turchia è un importante paese NATO ed è impegnato anche nel programma F-35 (insieme a UK, Italia, Australia, Canada, Olanda, Danimarca e Norvegia) con la propria industria nazionale TAI (Turkish Aerospace Industries) per la produzione di componenti come la sezione di fusoliera, carrelli di atterraggio e parte del cockpit, oltre a componenti del motore che poi vengono inviati in Italia o negli USA per l’assemblaggio finale.

Questo stop potrebbe avere effetti negativi per il programma, con ritardi stimati da 18 a 24 mesi, oltre ad aggravare la già disastrata economia turca.

Per sostituire la TAI si stanno facendo i nomi delle industrie dei paesi che già aderiscono al programma.

L’occasione è ghiotta visto i posti di lavoro in più che si creerebbero con l’aumento della partecipazione e della compensazione industriale. Anche il nostro paese potrebbe beneficiarne, ma con la caccia alle streghe messa in piedi da molti esponenti politici e dell’opinione pubblica sull’aereo non stupirebbe se un altro paese, come ad esempio l’Olanda, ne potrà beneficiare approfittando delle nostre polemiche e indecisioni.

Il blocco della consegna alla Turchia avviene perché la Russia consegnando i suoi sistemi anti-aereo potrebbe venire a conoscenza dei segreti industriali che riguardano le prestazioni dell’aereo, il tipo di materiale utilizzato e di conseguenza le contromisure che i russi potrebbero adottare per neutralizzare le capacità del velivolo.

Oltre ai paesi NATO anche Israele, Giappone e Corea del Sud si stanno dotando del caccia di Quinta Generazione e anche loro hanno a che fare con nemici o vicini di casa che adottano tecnologie russe.

Almeno da un anno due esemplari con le insegne dell’aeronautica turca volano negli USA per l’addestramento di un gruppo di piloti e del personale di terra, prima della consegna formale e del trasferimento in Anatolia, come hanno già fatto gli altri utenti, Italia e Israele compresi.

Nell’estate scorsa le indiscrezioni della stampa mettevano in dubbio la consegna alla Turchia, visto che il governo di Erdogan era già in trattativa con quello russo per il sistema anti-aereo, preferendolo al sistema Patriot offerto dagli USA.

Oltre al programma JSF (Join Strike Fighter, caccia bombardiere interforze, quello dell’F-35), la Turchia ha collaborazioni con l’industria italiana per gli elicotteri da attacco (costruiti su licenza in Turchia e con la possibilità di venderli ad altri paesi come il Pakistan) e ancora con gli USA per gli F-16.

Da quando Erdogan è al potere ha chiuso le porte all’industria israeliana che aveva un solido rapporto di collaborazione con l’industria aerospaziale turca.

Se seguissimo la logica tutto finirebbe qui con i turchi e si lavorerebbe per trovare al più presto un partner valido che lo sostituisca e ansioso di sobbarcarsi il lavoro in più. Ma la politica, spesso, non segue le logiche umane e a ben vedere l’embargo sarebbe dovuto scattare un anno fa se non fosse per l’ex Segretario alla Difesa, il Generale Mattis che, preoccupato per i ritardi che avrebbe potuto causare l’esclusione di un membro dal programma, era riuscito a convincere il Congresso a non agire e a temporeggiare.

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