Un comunicato ufficiale della Autorità di autogestione della regione del Kurdistan siriano accusa l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di aver nascosto il primo caso di Coronavirus nella regione.

Le autorità curde accusano l’OMS di «irresponsabilità per aver messo gravemente in pericolo la popolazione omettendo di comunicare all’autorità di autogestione il primo caso di Coronavirus e quindi impedendo alla stessa autorità di assumere decisioni volte all’isolamento delle persone infette e di coloro venute in contatto con esse».

Il comunicato della autorità curda si riferisce al caso di un uomo di 53 anni con sintomi di COVID-19 ricoverato presso l’ospedale di Hasaka il 22 marzo. Cinque giorni dopo, il 27 marzo, l’uomo viene giudicato positivo al Coronavirus a seguito di un tampone inviato a Damasco. Il 2 aprile l’uomo muore dopo essere stato trasferito in un ospedale governativo nella città di Qamishli.

Le autorità curde accusa l’OMS di aver taciuto su questo che è il primo caso di Coronavirus nella regione e così facendo di aver messo in grave pericolo la popolazione in quanto le autorità non hanno potuto isolare tempestivamente le persone venute in contatto con l’uomo infetto.

«Da queste parti il distanziamento sociale non esiste» ci dice un medico che opera in un campo profughi nella Siria meridionale. «Omettere una cosa del genere vuol dire impedire l’isolamento delle persone che sono venute in contatto con il paziente infetto e quindi mettere in grave pericolo il già fragilissimo sistema sanitario della regione».

Il problema è molto serio. Di fatto la mancata comunicazione da parte della OMS alle autorità curde della positività dell’uomo ha consentito al virus di girare liberamente tra la gente per giorni e giorni.

Proprio all’inizio di questo mese venne lanciato l’allarme per una possibile “bomba Coronavirus” rappresentata dai campi profughi in Siria. Se ora anche l’OMS ci si mette a nascondere la verità, magari perché glielo hanno chiesto a Damasco, allora siamo veramente nei guai e possiamo contare poco anche sulla Organizzazione Mondiale della Sanità.

Proprio in queste ore, medici volontari di diverse Organizzazioni non Governative presenti nella regione, stanno provvedendo ad effettuare decine di tamponi a tutte quelle persone venute in contatto con l’uomo affetto da COVID-19, ma si teme che i risultati arrivino tardi se non che non arrivino affatto visto che l’unico laboratorio in grado di effettuare i test si trova a Damasco ed è sotto il controllo del regime.

Sia i medici che le autorità del Kurdistan siriano hanno chiesto all’OMS di garantire la veridicità dei test e di provvedere nel più breve tempo possibile a garantire la risposta. È di fondamentale importanza conoscere con precisione la situazione ed, eventualmente, provvedere nel più breve tempo possibile a isolare l’eventuale zona infetta. E forse è già troppo tardi.