Benjamin Netnayahu aveva fatto un vero capolavoro. In pochi mesi aveva messo alle corde Hamas, quasi distrutto Hezbollah oltre ad eliminarne i vertici. Ma più importante, aveva reso indifeso l’Iran che ora poteva essere attaccato.
E qui si ferma il capolavoro di Netanyahu, perché prima Joe Biden poi più decisamente Donald Trump hanno letteralmente congelato tutti e tre i fronti.
Il risultato è che Hamas è ancora a Gaza, detiene una cinquantina di ostaggi ed è ancora radicato; Hezbollah dal canto suo non si è ritirato completamente oltre il fiume Litani come era scritto sull’accordo di cessate il fuoco e cerca di riarmarsi: l’Iran si è di nuovo coperta installando nuovi radar tra i quali la nuove versione del Ghadir, radar avanzati, un sistema ad alta frequenza over-the-horizon, in grado di rilevare minacce oltre la linea di vista. Ciò significa che può tracciare aerei, missili da crociera e missili balistici in arrivo fino a 1.090 km per i missili balistici e 600 km per gli aerei. La capacità del radar di individuare bersagli a bassa quota e stealth lo rende una componente fondamentale dell’infrastruttura di difesa iraniana. Inoltre, il nuovo sistema è resistente alla guerra elettronica, il che gli consente di rimanere operativo anche in ambienti contesi.
Tutto questo semplicemente perché si è dato il tempo a Teheran di rimettere in piedi le sue difese e pure le armi per offendere dato che hanno sostituito i lanciatori per i missili balistici distrutti negli ultimi attacchi con nuovi lanciatori posizionati in tunnel sotterranei.
Ora, nel recente incontro alla Casa Bianca tra il Presidente Trump e il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, gli Stati Uniti hanno ribadito la ferma volontà di non innescare un conflitto nel Golfo Persico, conflitto che potrebbe portare al blocco dello stretto di Hormuz, fatto questo che le potenti monarchie del Golfo non vogliono assolutamente.
E l’affarista Trump non può certo permettersi di scontentare gli emiri e gli sceicchi.
Qualcuno dice che Trump abbia spostato i bombardieri B2 nella base di Diego Garcia e un paio di portaerei a portata del Medio Oriente perché intende attaccare il programma nucleare iraniano.
Magari fosse così. Molto più probabile che li abbia spostati per fare pressione e tra una pressione e l’altra, bombardare anche i bunker degli Houthi dello Yemen che tanto scompiglio stanno portando nell’altro importante stretto marino, quello di Bāb el-Mandeb che da accesso al Mar Rosso e che se bloccato impedisce alle navi di passare per il Canale di Suez costringendole a circumnavigare l’Africa con gravi danni economici per tutti.
Gli Houthi stanno rendendo la vita impossibile ai sauditi e agli egiziani che perdono migliaia di dollari al giorno a causa delle mancate entrate per i permessi di passaggio che le navi sono tenute a pagare, mentre i sauditi e gli emiratini vogliono proprio liberare lo Yemen dagli Houthi. Adesso a Trump interessano più gli arabi che gli israeliani. Da qui i colloqui con l’Iran che partiranno domani.
Non so se sia corretto parlare di “inganno” nei confronti di Netanyahu e degli israeliani. Poco prima di essere eletto nuovamente Presidente, Trump spingeva per un attacco alle centrali atomiche iraniane. Netnayahu ha fondato tutta la sua tattica in considerazione del fatto che, se eletto Presidente, Trump gli avrebbe concesso quello che Biden o qualsiasi altro Democratico eletto alla presidenza non gli avrebbe mai concesso.
E invece non solo si trova bloccato su tutti e tre i fronti, ma viene tirato per la giacca da Trump affinché accetti il controllo turco della Siria. Una debacle.
