Siria? Un piccolo ripassino sul capolavoro di Netanyahu

By
Franco Londei - Editor

Quanti inutili discorsi si fanno sulla caduta di Assad, quante analisi iperboliche per aggirare la semplice verità: Assad è caduto come conseguenza del fatto che Benjamin Netanyahu è andato dritto per la sua strada senza (quasi) ascoltare nessuno.

Scrive l’autorevole Ehud Yaari che «quel pazzo megalomane di Yahya Sinwar sognava di cambiare la mappa del Medio Oriente con l’attacco del 7 ottobre dello scorso anno. Ebbene, ha avuto successo nella sua missione, solo che la mappa del Medio Oriente ora sta cambiando in un modo completamente opposto a quello in cui aveva sognato».

Da questo dobbiamo partire per capire il capolavoro politico e militare fatto da Netanyahu dopo l’enorme fallimento del 7 ottobre, di cui pure è responsabile.

Nessuno era a conoscenza del fatto che a Idlib, nel Nord della Siria, Mohammed al-Jolani stava aspettando pazientemente che Israele finisse il lavoro con Hezbollah per prendere il controllo della Siria. Perché, come ha detto un commentatore persiano, «senza Hezbollah non ci sarà Assad».

La guerra iniziata il 7 ottobre 2023 da Hamas e quella iniziata il giorno dopo da Hezbollah hanno portato Israele a smantellare pezzo per pezzo sia Hamas che Hezbollah, nonché buona parte della linea di comando della forza Quds iraniana. In due raid sull’Iran i caccia israeliani hanno portato indietro l’Iran di anni lasciandola praticamente indifesa e colpendo un importante centro di ricerca nucleare.

Non è stato semplice. Netanyahu ha dovuto lottare con potenti nemici interni, a partire dal Presidente Biden che, pur rifornendo Israele del necessario per portare avanti una guerra che dura ormai da 14 mesi, ha sempre ostacolato la strategia israeliana a Gaza. Se c’è un neo in questa strategia e che per il momento gli ostaggi, o quello che ne rimane, non sono stati liberati, ma Hamas non è più in grado di nuocere a nessuno, né militarmente né politicamente.

Da settembre poi la guerra contro Hezbollah è diventata più cruenta. Le esplosioni dei cercapersone seguite da quelle dei walkie-talkie, le uccisioni di diversi leader di Hezbollah culminate con quella del leader storico, Hassan Nasrallah, l’attacco preventivo del 25 agosto che ha distrutto decine di lanciatori per i missili balistici e distrutto centinaia di lanciatori per missili a medio raggio con relativi equipaggi, hanno letteralmente fiaccato Hezbollah prima del colpo di grazia inferto con l’invasione del Libano meridionale e la capillare pulizia che ne è seguita.

Netanyahu non ha ascoltato nessuno, quelli che volevano fare un accordo con Hamas, quelli che non volevano che la guerra a bassa intensità con Hezbollah non si trasformasse in una guerra vera e propria. Non ha ascoltato nemmeno quelli che non volevano che Israele colpisse il programma nucleare iraniano e nel secondo contro-strike ha colpito un fondamentale centro di ricerca segreto che ha danneggiato significativamente le ambizioni nucleari di Teheran.

Oggi Hezbollah è indebolito, confuso e senza leadership. È diventato un’enclave isolata nel Libano meridionale e occidentale. Non ha più organizzato linee di rifornimento attraverso la Siria, perché i corridoi terrestri gestiti dall’Iran con la caduta di Assad semplicemente non esistono più.

È questa la chiave della caduta di Assad, una serie di successi israeliani concatenati tra di loro che hanno portato alla caduta di Hezbollah e al forte ridimensionamento della deterrenza iraniana. Sono questi i motivi che hanno spinto al-Jolani e la Turchia ad attaccare e a prendersi la Siria in pochi giorni. Né la potenza militare dei ribelli, tutto sommato esigua, né i bombardamenti turchi, per lo più indirizzati ai curdi siriani.

Qualcuno farà notare che non c’erano nemmeno i russi. Ma i russi in Siria erano solo uno spauracchio. Non hanno combattuto l’ISIS come qualcuno va cianciando. A parte bombardare a tappeto obiettivi di al-Nusra non hanno fatto niente altro. Tutto il lavoro, contro al-Nusra, lo hanno fatto gli Hezbollah. Tutto il lavoro sul terreno per tenere in piedi il regime di Assad lo ha fatto Hezbollah. Infatti caduto Hezbollah i russi se ne sono andati lasciando addirittura l’importantissima Tartus senza battere ciglio.

Né la Russia né l’Iran hanno difeso Assad. Non potevano, la prima fiaccata dalla guerra in Ucraina, i secondi privati del muro difensivo rappresentato da Hezbollah e colpiti al cuore dai caccia israeliani.

Ma tutto, TUTTO quello che sta accadendo in Medio Oriente è la diretta conseguenza della politica israeliana, della politica imposta da Netanyahu. Il cosiddetto “asse della resistenza” è stato smontato e distrutto pezzo per pezzo dalla politica di Netanyahu. Chi non vede questo o è cieco o in malafede. Persino un critico del premier israeliano come il sottoscritto non può che togliersi il cappello di fronte a questa vittoria di Netanyahu. Della Siria ne torneremo, purtroppo, a parlare.

Follow:
Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo