Ebola: il Congo riceve i primi vaccini, ma non sono per questa variante

I primi 16.000 vaccini di oltre 70.000 dosi sono arrivate in Congo nella speranza che contribuiscano a ridurre l'alto tasso di mortalità, ma ancora non si è arrivati a trovare un vaccino per questa variante di Ebola causata dal raro virus Bundibugyo

Il Congo ha ricevuto oltre 16.000 dosi del vaccino Ervebo mentre il Paese è alle prese con l’epidemia di Ebola più rapida della storia, ha dichiarato il ministro della Salute congolese.

Le 16.250 dosi sono arrivate venerdì in tarda serata all’aeroporto internazionale di N’djili, nella capitale Kinshasa, e fanno parte delle 70.000 dosi previste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai suoi partner, come annunciato giovedì.

Altre dosi sono attese all’inizio della prossima settimana.

L’attuale epidemia di Ebola in Congo è causata dal raro virus Bundibugyo, per il quale al momento non esistono trattamenti o vaccini approvati.

Il virus può diffondersi facilmente e passare inosservato poiché alcuni dei suoi sintomi sono simili a quelli di altre malattie, come la malaria.

Il vaccino Ervebo è autorizzato per il trattamento dell’Ebola e si è dimostrato efficace nelle epidemie passate.

L’OMS ha affermato che potrebbe fornire una certa protezione contro il virus Bundibugyo.

L’ultima epidemia, che fino a venerdì ha registrato 2.516 decessi su 5.290 casi confermati, si sta diffondendo a un ritmo senza precedenti ed è destinata a superare l’epidemia più letale mai registrata, che tra il 2014 e il 2016 ha causato oltre 11.000 vittime in tutta l’Africa occidentale.

I dati del Centro africano per il controllo delle malattie indicano che la trasmissione non ha ancora raggiunto il picco e potrebbe triplicare il tasso attualmente registrato.

Gli sforzi per contenere l’epidemia sono stati ostacolati dal conflitto armato tra il governo e i gruppi ribelli, che controllano le città chiave nella zona più colpita; dagli attacchi al personale medico e alle strutture sanitarie; dalla presenza di una popolazione di lavoratori itineranti e di sfollati a causa del conflitto armato; e dalla mancanza di infrastrutture essenziali.

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Nasha Alawad è italiana di seconda generazione. Laureata in giurisprudenza lavora presso una organizzazione non governativa che opera in Africa nella difesa dei Diritti delle donne, in particolare in Sudan e in Sud Sudan.