Fortunatamente falliscono i colloqui tra Iran e Stati Uniti 

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Franco Londei - Editor

Sembrerebbero fortunatamente falliti i colloqui tra Iran e Stati Uniti in Pakistan che se fossero andati in porto con le prospettive indicate da diverse fonti prima del loro inizio, sarebbero stati una vittoria politica dell’Iran senza precedenti.  

A prescindere dal fatto che Stati Uniti e Israele abbiano o no il diritto di difendersi dagli Ayatollah dopo 47 anni di attacchi terroristici, e lo hanno, l’Iran non può chiudere lo Stretto di Hormuz in base a quel Diritto Internazionale tante volte evocato a vanvera da chi attacca a prescindere le azioni di Stati Uniti e Israele qualsiasi cosa facciano.

Cosa dice il diritto internazionale

Lo stretto di Hormuz è uno stretto internazionale, quindi si applica il principio di “diritto di transito” previsto dalla Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS):

  • le navi hanno diritto a un passaggio continuo e senza ostacoli
  • gli Stati costieri (come Iran e Oman) non possono bloccare né tassare il transito
  • non è consentito imporre pedaggi semplicemente per il passaggio

Organismi internazionali come l’IMO e l’UE ribadiscono che:

  • la navigazione deve essere libera e senza pagamento
  • un eventuale pedaggio sarebbe un precedente pericoloso e contrario al diritto internazionale

Ma l’Iran era fuori dal Diritto Internazionale da decenni in quanto finanziatrice di gruppi terroristici, un atto vietato proprio dal Diritto Internazionale. Ma vediamo cosa dice:

Principio generale: divieto di sostenere atti illeciti

Nel diritto internazionale vale una regola di fondo:
uno Stato non può aiutare un altro soggetto (Stato o gruppo) a commettere atti illegali.

Questo deriva dagli Articoli sulla responsabilità degli Stati della Commissione di diritto internazionale (art. 16):

  • è illecito fornire aiuto o assistenza sapendo che servirà a compiere un atto illegale
  • vale anche per gruppi non statali, inclusi gruppi terroristici

Quindi: finanziare, armare o addestrare un gruppo terroristico può rendere responsabile lo Stato.

Obblighi specifici contro il terrorismo

Dopo gli attentati dell’11 settembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rafforzato molto questi obblighi, soprattutto con la Risoluzione 1373:

  • gli Stati devono impedire il finanziamento del terrorismo
  • devono non fornire supporto attivo o passivo
  • devono cooperare per prevenire atti terroristici

Questo rende il divieto vincolante per tutti gli Stati membri ONU.

Quando uno Stato è responsabile?

Uno Stato può essere ritenuto responsabile se:

  • finanzia gruppi terroristici
  • fornisce armi, addestramento o intelligence
  • offre rifugio sicuro (safe haven)
  • tollera consapevolmente attività terroristiche sul proprio territorio

Un caso chiave è la sentenza della Corte internazionale di giustizia nel caso
Nicaragua vs. Stati Uniti:

  • stabilisce che il semplice supporto non basta per attribuire tutti gli atti al singolo Stato
  • serve un certo livello di controllo o direzione

Ma anche senza controllo totale, il supporto resta illecito.

Collegamento con l’uso della forza

Il sostegno al terrorismo può arrivare a violare il divieto di uso della forza (art. 2(4) della Carta ONU) se:

  • il gruppo compie atti armati gravi (attacchi su larga scala)
  • lo Stato ha un coinvolgimento significativo

In questi casi:

  • lo Stato vittima può invocare la legittima difesa (art. 51 ONU) come ha fatto Israele

Conseguenze per lo Stato

Se uno Stato sostiene il terrorismo, può subire:

  • sanzioni internazionali (ONU o unilaterali)
  • isolamento diplomatico
  • responsabilità internazionale (obbligo di cessare e riparare)
  • in casi estremi, azioni militari di autodifesa

Ora, c’è qualcuno che oggettivamente può negare che l’Iran finanzi il terrorismo? Basta guardare alle precondizioni chieste da Teheran prima dell’inizio dei colloqui tra le quali c’era la fine dell’attacco di Israele contro Hezbollah.

Certo, il petrolio è alle stelle a causa della chiusura illegale dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e tutti vorremmo che questa crisi finisse, ma vi rendete conto di che Stato canaglia stiamo parlando quando parliamo di Iran? Vi rendete conto di quanto Teheran sia fuori da ogni regola del Diritto Internazionale e di come, per questo motivo, sia più che legittimo attaccare l’Iran?

Se i colloqui tra Iran e Stati Uniti fossero andati a buon fine, magari con qualche compromesso per cui Trump è famoso anche a scapito della sicurezza di Israele (come successo in passato), sarebbe stato l’inchino della comunità internazionale ai tagliagole islamici che governano l’Iran.

Tuttalpiù c’è da chiedersi se non abbia ragione Donald Trump quando chiede agli alleati di contribuire a garantire il passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz. E lo dice un noto anti-trumpista come il sottoscritto. O vogliamo ancora continuare con la storiella che l’attacco all’Iran è fuori dal Diritto Internazionale e che spetti a Stati Uniti e Israele risolvere il problema.

A giudicare da come vanno le cose c’è poco da fare gli schizzinosi, conviene mandare le navi da guerra per garantire il libero passaggio nello Stretto di Hormuz. E al diavolo «noi non siamo in guerra con l’Iran». Ci siamo eccome, o almeno l’Iran è in guerra con noi. E non da adesso.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo