Il giudice distrettuale statunitense Richard Leon ha temporaneamente sospeso le sanzioni statunitensi contro Francesca Albanese, la fantomatica inviata speciale ONU per Cisgiordania e Striscia di Gaza.
Secondo il giudice, Francesca Albanese non avrebbe abusato del suo ruolo per condurre una campagna anti-israeliana che molti sostengono essere antisemita, ma avrebbe semplicemente espresso una propria opinione come le è consentito dal Primo Emendamento della Costituzione statunitense.
Tuttavia la libertà di parola sancita dal Primo Emendamento non è assoluta. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha definito precise categorie non protette (unprotected speech), nelle quali lo Stato può intervenire legalmente, applicare censure o perseguire penalmente i responsabili.
Tra queste vi sono la diffamazione e l’istigazione all’odio razziale, di cui, secondo il Governo Statunitense, Francesca albanese si è resa responsabile in più occasioni e, proprio per questo, destinataria di sanzioni tra le quali il divieto d’ingresso negli Stati Uniti, il divieto di aprire conti correnti e altre restrizioni.
Il marito e la figlia di Francesca Albanese, (la figlia è cittadina statunitense) hanno intentato causa contro l’amministrazione Trump a febbraio, sostenendo che le sanzioni statunitensi la stanno “di fatto privando dell’accesso ai servizi bancari e rendendole quasi impossibile far fronte alle esigenze della vita quotidiana”.
Secondo il giudice la residenza di Albanese al di fuori degli Stati Uniti non compromette le sue tutele ai sensi del Primo Emendamento della Costituzione statunitense e l’amministrazione Trump ha cercato di regolamentare la sua libertà di parola a causa «dell’idea o del messaggio espresso».
Ora ci si aspetta le contromosse del Governo statunitense che, si spera, vorrà fare ricorso affinché le sanzioni vengano ripristinate.
Nel frattempo Francesca Albanese prosegue la sua campagna d’odio sotto la comoda coperta fornitole dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC) con sede a Ginevra, lo stesso che a suo tempo è stato presieduto da Iran, Arabia Saudita e altri regimi e che nella sua storia ha emesso condanne quasi esclusivamente contro Israele. Non certo un organismo sopra le parti o attendibile.
Sempre su mandato del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno operato i cosiddetti “esperti” della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (inclusa Gerusalemme Est e Israele), tre noti istigatori d’odio antisemiti, i quali hanno stabilito che a Gaza è stato commesso un genocidio, smentiti da chiunque abbia un po’ di buonsenso, compreso il Procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Karim Khan.
Ora, non è nostra intenzione dare visibilità ulteriore a Francesca Albanese, ci sembrava doveroso però dare la notizia e spiegare da che bassifondi travestiti da Nazioni Unite proviene questa cosiddetta “esperta”.
In merito alla libertà di parola e di opinione, non si possono confondere due Diritti di tale portata con del volgare, patetico antisemitismo.

