Middle East

Grave preoccupazione in Israele per le posizioni di Trump in Siria

Gerusalemme, Israele (Rights Reporter) – Al Ministero della Difesa israeliano sono “fortemente preoccupati” dopo che la scorsa settimana una delegazione di alto livello si è recata a Washington per colloqui con l’Amministrazione americana in merito alla Siria e soprattutto alla presenza iraniana nel Paese e non ha ottenuto alcuna garanzia in merito al fatto che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto affinché qualsiasi accordo sulla Siria prevedesse l’uscita dal Paese delle forze iraniane e di Hezbollah.

Durante la missione a Washington la delegazione israeliana si è incontrata con i vertici della intelligence americana, con quelli della sicurezza nazionale e infine con l’inviato speciale del Presidente Trump in Medio Oriente, Jason Greenblatt. A far parte della delegazione israeliana erano invece il capo del Mossad, Yossi Cohen, il capo della intelligence militare, Herzi Halevi, il capo dell’Ufficio politico-militare del ministero della Difesa, Zohar Palti, l’ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti, Ron Dermer, e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Eitan Ben-David.

Basta guardare la composizione della delegazione israeliana per farsi una idea di quanto fosse importante per Israele questa missione in terra americana. Ed erano altrettanto importanti le informazioni di intelligence presentate agli americani, informazioni che mostrano come Iran ed Hezbollah stiano prendendo il posto di ISIS in Siria, che l’Iran sta costruendo una fabbrica di missili a lungo raggio in Siria e come le truppe iraniane si stiano posizionando al confine con Israele. Ogni informazione è stata puntualmente accompagnata da prove satellitari e di intelligence.

La lunga serie di prove non è servita però a far cambiare idea agli americani in merito alla loro linea in Siria che al momento li vede camminare fianco a fianco della Russia e appoggiare il controverso piano di de-escalation studiato da Mosca e da Teheran, controverso perché in pratica favorisce il tranquillo posizionamento delle truppe iraniane e di Hezbollah a ridosso del confine israeliano e la permanenza in pianta stabile di truppe iraniane in Siria con la possibilità di creare basi navali e aeree in territorio siriano. Alla fine dei colloqui, descritti come amichevoli, gli americani non hanno tuttavia preso nessun impegno in merito alla richiesta israeliana di chiedere l’evacuazione delle truppe iraniane e di Hezbollah dalla Siria.

Il timore israeliano che l’Iran ed Hezbollah approfittino della situazione per trasformare la Siria nell’ennesimo stato satellite del regime iraniano non sembra essere condiviso dall’Amministrazione americana che preferisce accodarsi silenziosamente dietro a quel capolavoro strategico, militare e diplomatico partorito dalla mente di Mohammad Javad Zarif, il geniale ministro degli Esteri iraniano. Secondo l’intelligence israeliana, che monitora costantemente e molto da vicino la situazione in Siria, Iran ed Hezbollah stanno costruendo una zona franca che va dalle Alture del Golan alla periferia di Damasco dove posizionare le loro batterie missilistiche in modo da tenere sotto tiro Israele e in caso di conflitto aprire un secondo fronte sul Golan, e questo proprio grazie al piano di de-escalation studiato da Zarif e Putin.

«Siamo andati negli Stati Uniti per spiegare agli alleati americani come Iran ed Hezbollah si stanno impossessando della Siria e di quanto questo sia pericoloso per gli equilibri in Medio Oriente» a detto un fonte della intelligence israeliana al ritorno da Washington. «Abbiamo fatto notare che in mancanza di una ferma reazione americana ben presto la Siria sarà l’ennesimo stato satellite iraniano, ma abbiamo notato un forte imbarazzo, come se gli americani non sapessero cosa fare, come se non ci fosse nessuna linea sulla Siria» ha concluso la fonte.

Tra gli israeliani vi è una fortissima preoccupazione sulla politica dell’Amministrazione Trump in merito alla Siria. Sembra quasi che gli americani non prendano sul serio la minaccia iraniana, una minaccia che oltre tutto e ben sostenuta da Putin.

Mercoledì prossimo il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, incontrerà per la sesta volta in due anni il Presidente russo, Vladimir Putin, nel difficile tentativo di ottenere almeno dai russi un appoggio alla richiesta israeliana di evacuare i militari iraniani e gli Hezbollah dalla Siria. Ma le possibilità che Putin si schieri a fianco di Israele sono praticamente nulle. Anzi, c’è la forte possibilità che anche l’accordo di coordinamento tra l’aviazione israeliana e quella russa sulle azioni nei cieli siriani vada a decadere a causa sempre di quel controverso accordo di de-escalation. Davvero una situazione delicata per Israele.

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