Società e cronaca

Iran: prigionieri politici in sciopero della fame da oltre un mese. Ma tutti zitti, non sono palestinesi

Cresce a macchia d’olio lo sciopero della fame dei prigionieri politici in Iran. Dopo la prigione di Gohardasht, dove ha preso il via il 30 luglio, sembra che stia interessando anche quella ben più importante di Zahedan da dove ieri è riuscita a trapelare una dichiarazione dei prigionieri politici ivi rinchiusi che denunciano il silenzio dell’Onu, le durissime condizioni di detenzione e le torture a cui sono sottoposti i prigionieri politici in Iran e oltre a dare solidarietà ai detenuti di Gohardasht annuncia iniziative analoghe anche a Zahedan.

I fatti

Secondo le nostre fonti il 30 luglio scorso i prigionieri politici della prigione di Gohardasht sono stati fatti oggetto di una “ispezione” collettiva che nei fatti è stata una vera e propria tortura di massa. Tirati fuori di forza dalle loro celle con la scusa di una ispezione, i prigionieri politici sono stati riuniti nella sala collettiva del carcere dove sono stati letteralmente torturati senza alcuna motivazione né spiegazione. Da allora alcuni prigionieri politici hanno iniziato un sciopero della fame che va avanti ormai da un mese per chiedere che il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani visiti le carceri iraniane e si renda conto di persona delle gravissime violazioni dei Diritti Umani alle quali sono sottoposti i prigionieri politici in Iran.

Nel loro comunicato di solidarietà i prigionieri della prigione di Zahedan sostengono che «di fronte alle barbarie e agli atti brutali di questo regime l’unico modo per far sapere alla nazione e al mondo cosa sta succedendo nelle prigioni iraniane è la protesta pacifica che proseguirà fino a quando il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani non visiterà le prigioni iraniane per rendersi conto di persona di cosa sta effettivamente accadendo».

Come mai tutto questo silenzio da parte delle organizzazioni per i Diritti Umani?

In questa vicenda stupisce il clamoroso e totale silenzio delle “grandi” organizzazioni per i Diritti Umani. Dopo oltre un mese di sciopero della fame da parte dei prigionieri politici in Iran nessuna delle “grandi” organizzazioni ha fatto un ben che minimo fiato su tutta questa vicenda. Né Amnesty International né Human Right Watch si sono minimamente interessate alla vicenda, il che fa a cazzotti con quanto successo in occasione del finto sciopero della fame organizzato dai palestinesi in Israele, oltretutto organizzato per ragioni completamente diverse. In quella occasione, sebbene fosse palesemente una farsa, ogni media del globo ne ha parlato, Amnesty International e Human Rights Watch hanno sciupato fiumi di inchiostro per sostenere la “causa palestinese” sebbene il tutto fosse falso. Perché per i prigionieri politici in Iran, realmente torturati e in condizioni di vita drammatiche, nessuno ha speso una sola parola? Come mai dopo oltre un mese di vero sciopero della fame nessuno si è interessato ai prigionieri politici in Iran? Evidentemente per ottenere l’attenzione dei cosiddetti “difensori dei Diritti Umani” bisogna nascere palestinesi, bisogna essere ostili a Israele e, soprattutto, bisogna inventarsi tutto.

La lista dei prigionieri politici in Iran attualmente in sciopero della fame e ormai in gravi condizioni

Moulavi Nour-al-din Kashani; Moulavi Abdorahim Kouhi; Moulavi Amanollah Baluch Zehi; Hamzeh Rigi; Shir Ahmad Hossein Zehi; Meysam Chandani; Hassan Dehvari; Eliyas Ghalandar Zehi; Aboubakr Rostami; Abdolvahid Houd; Zobeir Houd; Abdossamad Houd; Ataollah Houd; Abdolhamid Kia Zehi; Sattar Baluch; Shahou Zehi; Javid Dehghan; Mohmoud Kalakli; Omid Imani; Alireza Bampouri; Abdolkhalegh Jafadar; Hamed Bampouri; Eshagh (Isac) Kalakli; Abdolbasit Davani; Sofi Chakeri; Abdolhamid Rigi; Zabihollah Rigi; Rahim Shahbakhsh; Dor Mohammad Shahbakhsh; Hayatollah Nouti Zehi.

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