Si inasprisce il conflitto sulle segnalazioni precedenti al 7 ottobre: il primo ministro Benjamin Netanyahu ha pubblicato ieri (lunedì) una dichiarazione al vetriolo in cui nega di aver ricevuto un avvertimento dall’Egitto prima dell’attacco di Hamas, puntando il dito contro l’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar, il quale, secondo lui, avrebbe scelto di non informarlo dei segnali premonitori nella notte del massacro. Netanyahu ha anche accusato «forze straniere» e i paesi arabi di tentare di far cadere il suo governo. Bar ha risposto a Netanyahu definendole menzogne e ha annunciato che incaricherà i suoi avvocati di citare in giudizio il primo ministro a seguito delle accuse che gli ha rivolto. «L’avevo avvertito di un disastro imminente, ma lui ha ignorato gli avvertimenti», ha affermato Bar.
Il presidente del partito Yesh Atid, Gadi Eisenkot, ha reagito con durezza e ha accusato Netanyahu di tentare di scaricare su altri la responsabilità del fallimento. «Netanyahu ha perso la testa. Ogni minuto che trascorre in carica è un pericolo per i cittadini israeliani e per la società israeliana», ha dichiarato. Secondo lui, «l’ufficio del Primo Ministro ha ricevuto avvisi e raccomandazioni per azioni preventive, che ha ignorato nei mesi e nelle settimane precedenti, oltre a informazioni di intelligence anche quella stessa notte».
La notizia della telefonata dall’Egitto – e la smentita di Netanyahu
Il confronto è scaturito in seguito alla notizia pubblicata dal Wall Street Journal, secondo cui il capo dei servizi segreti egiziani Abbas Kamel avrebbe telefonato a Netanyahu alcuni giorni prima del 7 ottobre per metterlo in guardia da un possibile attacco dalla Striscia di Gaza. Secondo l’articolo, Kamel si sarebbe rivolto al primo ministro dopo che due precedenti avvertimenti trasmessi dall’Egitto a Israele erano rimasti senza risposta.
In risposta alla notizia, Netanyahu ha negato di aver parlato con Kamel. Dal suo ufficio hanno affermato che nei mesi precedenti il massacro i due non si sono incontrati né hanno parlato, e che nessun funzionario dei servizi segreti israeliani ha trasmesso al primo ministro un avvertimento egiziano. È stato inoltre riferito che Netanyahu ha dato istruzioni di intentare una causa per diffamazione anche su questo tema, e si è sottolineato che egli non incontra né parla mai con il capo dei servizi segreti di uno Stato straniero senza la presenza dei suoi omologhi israeliani.
La nuova notizia si aggiunge a un’inchiesta pubblicata nel fine settimana su «The Atlantic», secondo la quale Kamel sarebbe giunto in Israele in segreto il 26 settembre 2023 e avrebbe avvertito fonti israeliane che Hamas si stava preparando a un attacco di grande portata. La rivista non ha specificato a chi fosse stato trasmesso l’avvertimento.
Netanyahu contro Ronen Bar: «Ha deciso di non chiamare e di non informare»
Nel prosieguo del comunicato, Netanyahu è passato all’attacco diretto contro l’ex capo dello Shabak, Ronen Bar. Secondo lui, nelle ultime settimane «è in corso una campagna mediatica» volta ad attribuirgli la responsabilità di quelli che ha definito «tutte le mancanze e i crimini di Ronen Bar alla vigilia del 7 ottobre».
Netanyahu ha sostenuto che la notte precedente all’attacco Bar abbia avuto numerose conversazioni con l’allora capo di Stato Maggiore Herzi Halevi e con l’ex capo della intelligence militare Aharon Haliva, durante le quali si è discusso dei segnali premonitori. Secondo lui, nonostante le informazioni in suo possesso, Bar ha deciso di non chiamare per aggiornare il primo ministro, di non allertare le squadre di pronto intervento e le forze dell’IDF sul campo e di non far sgomberare la festa alla Nova.
Netanyahu ha inoltre affermato che Bar si è limitato a inviare una piccola squadra di «Tequila», il che, secondo lui, dimostra che l’ex capo dello Shin Bet fosse a conoscenza di un pericolo concreto.
Nel prosieguo del comunicato, Netanyahu ha anche accusato Stati e soggetti stranieri ostili, compresi i Paesi arabi, di essere coinvolti in quelle che ha definito «false accuse di sangue». Secondo lui, il loro obiettivo è quello di far cadere il suo governo e sostituirlo con un governo guidato da Eizenkot, Yair Golan e Lieberman, «che si ritirerà da Gaza, dal Libano, dalla Siria e dalla Giudea e Samaria e istituirà uno Stato palestinese».
Eizenkot: «Lui conosce la verità, ha paura»
Eizenkot, che aveva già attaccato Netanyahu in seguito alla dichiarazione, lo ha anche accusato di diffondere accuse contro il sistema di sicurezza e di tentare di nascondere il proprio coinvolgimento nell’insuccesso. «Il primo ministro dell’insuccesso agisce come posseduto dal demonio nel tentativo di mentire e nascondere come ci abbia trascinati nella più grave delle catastrofi di Israele», ha affermato.
«Netanyahu non batte ciglio quando si tratta di diffondere menzogne velenose, pericolose teorie del complotto e del tradimento nel disperato tentativo di sviare la responsabilità e di incitare all’odio contro le famiglie degli ostaggi e i sopravvissuti alla prigionia», ha aggiunto Eizenkot. «Così facendo, sta lacerando Israele dall’interno – consapevolmente e con malizia».
In seguito, Eizenkot ha fatto riferimento alla responsabilità di Netanyahu per la fallimentare gestione della crisi: «Lui conosce la verità. Sa di essere responsabile di una politica ventennale, è responsabile del rafforzamento di Hamas, è responsabile della fallimentare gestione della crisi e del disastro del 7 ottobre. Ha paura, è un bugiardo e, soprattutto, è pericoloso per lo Stato di Israele. Non c’è limite che non sia disposto a superare pur di salvarsi».
Ha concluso la sua dichiarazione con l’impegno a istituire una commissione d’inchiesta non appena sarà formato il governo: «Netanyahu sta combattendo la battaglia della sua vita. E perderà. La commissione d’inchiesta che istituiremo immediatamente dopo la formazione del governo arriverà alla verità. Me ne assumo la responsabilità».
Contesto: la serie di avvertimenti giunti in Israele prima del massacro
Lo scambio di accuse fa seguito a una serie di pubblicazioni sugli avvertimenti trasmessi a Israele nelle settimane precedenti il 7 ottobre. Oltre alle notizie sugli avvertimenti provenienti dall’Egitto, la scorsa settimana è emerso che i servizi segreti degli Emirati Arabi Uniti avevano avvertito quelli israeliani a metà settembre 2023 che Hamas avrebbe potuto intraprendere un’azione violenta entro la fine del mese.
All’inizio del mese, «Haaretz» ha riportato che il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, ha parlato personalmente con Netanyahu e lo ha messo in guardia da una mossa significativa pianificata da Yahya Sinwar. È stato inoltre rivelato che, durante quella stessa conversazione, bin Zayed ha chiesto di assicurarsi che l’avvertimento trasmesso dai servizi segreti del suo Paese fosse giunto anche al primo ministro, e che Netanyahu ha risposto di essere a conoscenza delle informazioni e che la questione era sotto controllo. L’ufficio del primo ministro ha smentito l’avvenuta conversazione di avvertimento.
Oggi l’agenzia di stampa AP ha riferito che durante la visita segreta di Netanyahu negli Emirati, il primo ministro ha chiesto a bin Zayed di smentire di avergli trasmesso un avvertimento personale prima dell’attacco di Hamas. Secondo una fonte ben informata che ha parlato con l’agenzia, questo è stato l’argomento centrale dell’incontro tra i due.

