Sarebbe troppo facile, forse persino banale, parlare di smemorati nelle ore del giorno della memoria quando tutti sono propensi a ricordare gli ebrei morti, forse proprio perché sono morti, dimenticandosi di quelli vivi che lottano per rimanere tali. No, gli smemorati di cui parlo io sono quelli che si dimenticano – forse volontariamente – perché oggi in Medio Oriente c’è la guerra, perché non c’è uno stato palestinese, perché ancora ci sono Hamas, Fatah, la Jihad Islamica, l’ISIS e i Guardiani della Rivoluzione Islamica.
OK, partiamo dai “palestinesi buoni” quelli sotto l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Un recente sondaggio tra i palestinesi che abitano la Cisgiordania ritiene che l’attacco del 7 ottobre sia più che giustificato. Ma non è che sono diventati cattivi solo adesso. L’Autorità Palestinese da decenni paga profumati vitalizi alle famiglie di chi uccide ebrei. C’è anche un tariffario (che purtroppo non ritrovo) che spiega come viene calcolato il vitalizio, a seconda da quanti ebrei ammazzi, quanti ne ferisci, se diventi martire (se vieni eliminato) o catturato e vai in carcere. Il tutto allegramente finanziato dall’Unione Europea, che sa tutto, ogni tanto dice sommessamente che questa cosa deve finire, ma poi chissenefrega.
E vogliamo parlare delle scuole della UNRWA? Si sente sempre dire che ad ogni adulto civile ucciso si creano 10 nuovi terroristi perché i bambini crescono con l’odio. Bene, faccio notare che i civili uccisi non c’entrano nulla, i bambini l’odio verso gli ebrei lo imparano a scuola, a Gaza come in Cisgiordania, con i libri di testo scolastico dove si impara a odiare gli ebrei colpevoli di aver rubato la terra palestinese. Anche questi pagati con soldi europei.
Di recente io e Netanyahu non siamo in sintonia perfetta come lo siamo stati negli ultimi 15 anni. Tuttavia quando afferma che la Cisgiordania è pericolosa quanto lo è Gaza (per me lo è di più) non esagera e non sbaglia.
Quello che voglio cercare di far capire agli smemorati è che i palestinesi buoni non ci sono. Che sia Gaza o Ramallah, per un palestinese l’unico ebreo buono è l’ebreo morto.
E vogliamo parlare di Gaza e di Hamas? Premesso che anche 10 innocenti morti sarebbero troppi, io andrei cauto a dare per buoni i numeri del fantomatico Ministero della salute di Hamas. A parte che sarebbe da capire come fanno a pochi minuti da ogni bombardamento a dire esattamente quante vittime civili ci sono sotto le macerie (sempre, comunque, in maggioranza donne e bambini, tanto che ci chiediamo se a Gaza ci siano gli uomini).
- Quanti di questi morti sono miliziani? Israele afferma di averne uccisi circa 10.000.
- Quanti di questi sono morti a causa del malfunzionamento dei razzi di Hamas? Secondo una stima non confermata, sarebbero più di 12.000 i razzi ricaduti sulla Striscia di Gaza. Avete idea di che distruzione stiamo parlando?
- Quanti di questi civili sono morti perché non hanno ascoltato l’ordine di evacuazione dalle zone di guerra impartito da Israele?
Detto questo, il bilancio dei civili uccisi è senza dubbio terrificante, ma andiamo cauti con le accuse di genocidio (accusa che per altro sembra essere stata giustamente respinta dalla Corte Internazionale), tanto più che è stato lo stesso capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, a chiedere a donne, vecchi e bambini di “donare il sangue” per Hamas e quindi di non evacuare.
Ma non finisce qui. È ampiamente provato che Hamas usa ospedali, scuole dell’ONU e abitazioni civili per nascondere i tunnel, i centri di comando, le armerie e i depositi di missili e munizioni. È quindi lecito per l’esercito israeliano attaccare questi obiettivi? Secondo l’articolo 19 della convenzione di Ginevra relativa alla protezione delle persone “La protezione dovuta agli ospedali civili potrà cessare soltanto qualora ne fosse fatto uso per commettere, all’infuori dei doveri umanitari, atti dannosi al nemico. Tuttavia, la protezione cesserà soltanto dopo che un’intimazione con la quale è fissato, in tutti i casi opportuni, un termine ragionevole, sia rimasta senza effetto”. Quindi si, secondo il Diritto Internazionale è perfettamente lecito.
Sempre a proposito (o a sproposito) di genocidio. Si sente sempre parlare di “genocidio dei palestinesi” da parte dei sostenitori arabi. Ora, tra le tante singolarità del cosiddetto “popolo palestinese” c’è anche quella di essere l’unico popolo sotto genocidio che continua imperterrito a crescere di numero invece di estinguersi. Secondo l’Ufficio di Statistica Palestinese dal 2013 i palestinesi compresi nei territori di Cisgiordania e Gaza sono aumentati praticamente del 50%.
Infine voglio chiudere con la questione dell’apartheid al quale i palestinesi sarebbero sottoposti da Israele. Circa il 21% della popolazione israeliana è araba (o, se preferite, palestinese) ed ha gli stessi identici diritti di tutti gli altri, salvo il fatto che in alcuni casi non possono fare il militare per ovvie ragioni di sicurezza (sono migliaia gli arabi o i musulmani che servono nell’IDF). Sono rappresentati alla Knesset tanto che facevano parte del Governo precedente a questo. Quindi nessuna apartheid verso i palestinesi in Israele.
In compenso i palestinesi in Libano non possono né lavorare né avere proprietà fuori dai cosiddetti “campi profughi”. Possono studiare ma per esercitare devono tornare nei “campi”. Non hanno rappresentanza politica. In Siria non è chiaro quali Diritti abbiano i palestinesi, di certo non hanno alcuna rappresentanza. In Giordania non solo non godono di pieni Diritti, ma vengono severamente discriminati. E ancora accusano Israele di praticare apartheid nei confronti dei palestinesi.
Spero con queste poche righe (ci sarebbe da scrivere per giorni) di aver fatto tornare un po’ di memoria ai molti smemorati (colposi o meno) e di aver fatto un minimo di chiarezza su alcuni punti che riguardano la guerra tra Israele e Hamas.

