Israele: Hamas intensifica gli attacchi. Crescono le critiche a Netanyahu

Decine di palloni incendiari lanciati da Gaza verso Israele provocano danni enormi e in tanti chiedono al Premier di cambiare la sua politica. Ma Netanyahu non sembra volerne sapere

Hamas intensifica gli attacchi proprio mentre si sta discutendo di un cessate il fuoco a lungo termine che, secondo indiscrezioni, concederebbe molto ai terroristi che governano la Striscia di Gaza e questo lascia sconcertati i negoziatori stranieri (ONU ed Egitto) e soprattutto i vertici israeliani.

Nelle ultime ora decine di palloni incendiari sono stati lanciati da Gaza verso Israele provocando vasti incendi che non solo hanno distrutto varie colture ma che hanno aggredito le foreste Kissufim e Be’eri nel Consiglio regionale di Eshkol e la foresta di Shokeda nel Consiglio regionale di Sdot Negev.

Per di più nelle prossime ore e sopratutto nella giornata di venerdì Hamas ha previsto una ulteriore intensificazione degli attacchi incendiari, il che lascia letteralmente esterrefatti i negoziatori che in pratica stanno concedendo la quasi totalità delle richieste avanzate dai terroristi, richieste che includono l’ingresso di denaro del Qatar e di vari materiali da costruzione prima proibiti.

Nervosismo tra i residenti del sud e persino tra i vertici del IDF

Campi di grano in fiamme dopo il lancio di palloni incendiari

I residenti del sud di Israele sono letteralmente sfiniti da questo stillicidio di attacchi che quando non sono vere e proprie salve di missili, sono palloni incendiari che provocano gravissimi danni alle colture e all’ambiente. Da anni chiedono una risposta più forte e incisiva.

Ma anche i vertici del IDF sono nervosi. Ieri, a seguito del lancio di palloni incendiari, il governo israeliano ha deciso per ritorsione di ridurre nuovamente l’area di pesca davanti alla Striscia di Gaza, ma secondo i militari questo finisce per punire la popolazione, non Hamas. Per i generali servono risposte più dure (e adeguate) che però colpiscano i terroristi, non la popolazione.

Al centro delle critiche c’è la politica del Premier, Benjamin Netanyahu, che è anche Ministro della Difesa.

In molti ormai sono convinti che continuare ad evitare di affrontare in maniera definitiva la questione che riguarda Hamas sia una politica sbagliata.

E molti cominciano a mettere in discussione l’intera politica di Netanyahu nei confronti dei palestinesi e in particolare nei confronti della ANP (Autorità Nazionale Palestinesi) ritenuta da più parti l’unica valida alternativa ad Hamas per controllare la Striscia di Gaza.

Ma la politica del Premier volta a isolare e danneggiare la ANP, nei fatti esclude a priori che possa essere quella la soluzione per Gaza nel caso gli israeliani decidessero di mettere la parola fine alla dittatura di Hamas.

Tutti, più o meno, capiscono le ragioni per le quali Netanyahu non si vuole impegnare in un conflitto con Hamas, ma arrivare a cedere ai ricatti dei terroristi per di più mentre gli attacchi continuano, non sembra davvero la politica giusta o, quanto meno, non sembra più la politica giusta visto che Hamas alza sistematicamente l’asticella delle pretese e per farlo usa gli attacchi.

Tutto indica che la politica nei confronti di Hamas portata avanti fino ad ora da Netanyahu sia sbagliata e che serva una soluzione definitiva. Ma questa non può esserci senza prima preparare un “dopo Hamas” il che implica cambiare radicalmente politica nei confronti della ANP, cosa che a quanto pare Netanyahu non è intenzionato a fare.