Israele pronto ad attaccare l’Iran (anche senza l’OK di Trump)

I preparativi sono stati completati e tutte le forze coinvolte aspettano solo l'ordine del Premier

By Paola P. Goldberger - Analista senior

Fonti qualificate di intelligence in Israele hanno riferito che i preparativi militari per un potenziale attacco agli impianti nucleari iraniani sono giunti alle fasi finali.

Secondo le fonti le operazioni logistiche, incluso il trasporto di munizioni aeree e la pianificazione operativa, sono attivamente in corso.

Questi sviluppi indicano un significativo spostamento verso la possibilità di un’azione militare unilaterale da parte di Israele, in un contesto di crescenti tensioni con Teheran.

Questa escalation segue una recente telefonata di 40 minuti tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo quanto si apprende, la conversazione ha spinto Netanyahu a convocare una riunione di emergenza sulla sicurezza con ministri e alti funzionari militari per esaminare gli scenari relativi alle ambizioni nucleari dell’Iran. Le discussioni si sarebbero concentrate sulle implicazioni delle attuali situazioni di stallo diplomatico tra Stati Uniti e Iran.

Sebbene l’Iran abbia insistito sul fatto che non abbandonerà il suo programma di arricchimento dell’uranio, gli Stati Uniti hanno chiarito che qualsiasi accordo futuro dovrà includere la cessazione completa delle attività nucleari iraniane.

Negli ultimi mesi, fonti di intelligence statunitensi hanno confermato che Israele ha intensificato la pianificazione di un potenziale attacco. Funzionari americani, parlando alla CNN, hanno avvertito che un simile attacco potrebbe degenerare in un più ampio conflitto regionale che coinvolge Hezbollah e gli altri proxy iraniani.

Nonostante questi avvertimenti, permane l’incertezza sul fatto che Israele abbia preso una decisione definitiva di attaccare. Fonti qualificate statunitensi hanno indicato che le azioni di Israele, come le esercitazioni dell’aviazione militare e il riposizionamento delle munizioni, potrebbero essere una mossa strategica volta a esercitare pressioni diplomatiche sia sull’Iran che sugli Stati Uniti.

Recenti valutazioni suggeriscono che l’Iran sia militarmente indebolito a seguito degli attacchi israeliani alle sue infrastrutture missilistiche e di difesa aerea avvenuti in ottobre, oltre che dalle crescenti tensioni economiche dovute alle sanzioni e dalla diminuzione dell’influenza dei suoi rappresentanti regionali.

Questa percezione di vulnerabilità potrebbe essere alla base dell’urgenza israeliana. Tuttavia, le fonti statunitensi sottolineano che la capacità di Israele di condurre un attacco efficace e prolungato è limitata senza il sostegno americano, in particolare per quanto riguarda il rifornimento in volo e le munizioni specializzate per la distruzione dei bunker.

Un alto funzionario americano ha dichiarato alla CNN che gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi di raccolta di informazioni nel caso in cui Israele decidesse di procedere con un attacco. Tuttavia, Washington rimane cauta e difficilmente appoggerà un’operazione militare a meno che l’Iran non provochi una significativa escalation. Gli analisti concordano sul fatto che, anche se Israele agisse in modo indipendente, il risultato potrebbe solo ritardare, piuttosto che smantellare, il programma nucleare iraniano.

Poiché il termine di 60 giorni fissato da Trump nel marzo 2025 per il successo dei negoziati sul nucleare scade senza una risoluzione, il rischio geopolitico rimane elevato.

Che Netanyahu opti per lo scontro militare o per la pazienza diplomatica, la prossima mossa di Israele dipenderà in larga misura dagli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e dalla volontà di Washington di sostenere – o frenare – il suo più stretto alleato in Medio Oriente.

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Analista senior
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Esperta di intelligence. Vive e lavora in Israele nel settore della difesa