La morte di al-Baghdadi non significa la fine dello Stato Islamico

Il nuovo ISIS in Afghanistan, i lupi solitari, i combattenti ancora in liberà, l’ideologia diffusa per anni tra i giovani occidentali. L’uccisione di al-Baghdadi è ben lungi dal significare la sconfitta dello Stato Islamico

L’uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi da parte delle forze statunitensi lascia lo Stato Islamico senza un leader. È un brutto colpo per ISIS ma non è un colpo definitivo.

La riorganizzazione dello Stato Islamico dopo le sconfitte degli ultimi mesi era già partita da tempo. Secondo gli esperti di antiterrorismo già da tempo ISIS si starebbe riorganizzando in altre aree del Medio Oriente e dell’Oriente nonché in Africa.

Il gruppo più attivo sembrerebbe quello denominato “ISIS-Khorasan” che opera in Afghanistan. È un gruppo molto pericoloso che si sta espandendo velocemente in altri stati tra i quali Pakistan, Tagikistan, Iran, India, Bangladesh e Indonesia.

Secondo fonti di intelligence la loro base dovrebbe essere nell’Afghanistan orientale e hanno dato già dimostrazione di poter colpire obiettivi di alto livello anche fuori dall’Afghanistan attraverso l’uso di lupi solitari.

Gli oltre 10.000 combattenti ISIS ancora in libertà potrebbero andare proprio in Afghanistan e riorganizzarsi, oppure gli “stranieri” potrebbero cercare di rientrare nei loro paesi d’origine e li applicare quello che ISIS chiama “uccidi dove sei”, cioè compiere attentati – anche articolati e ben organizzati – nei loro paesi d’origine.

L’ideologia difficile da sconfiggere

C’è poi il discorso della ideologia jihadista che per anni lo Stato Islamico è riuscito a diffondere efficacemente in maniera quasi capillare. Sconfiggere quella ideologia è quasi impossibile o comunque molto difficile.

Destano forti preoccupazioni tra gli esperti i tantissimi “lupi solitari” pronti a colpire nel nome di Abu Bakr al-Baghdadi, gente all’apparenza ben integrata, spesso nati in occidente, difficilissimi da individuare e neutralizzare.

Se è vero che il ritorno in occidente dei combattenti di ISIS alza di molto il livello di allarme, è altrettanto vero che nella maggioranza dei casi questi combattenti sono già stati individuati e, paradossalmente, sono meno pericolosi di un “lupo solitario” qualsiasi che naviga fuori dalle antenne delle varie intelligence.

Proprio gli apparati di intelligence americani sono preoccupati per le tante persone condizionate dalla ideologia di ISIS, persone che hanno già colpito negli Stati Uniti.

Per fare un paio di esempi, Omar Mateen, l’uomo armato che nel 2016 ha ucciso 49 persone in un nightclub di Orlando, in Florida, ha promesso fedeltà ad al-Baghdadi durante una chiamata del 911 in cui si è identificato come un soldato islamico.

Pochi mesi prima erano stati Rizwan Farook e Tashfeen Malik a compiere un attentato a San Bernardino, in California, dove uccisero 14 persone rivendicando su Facebook la loro appartenenza a ISIS e la loro dedizione ad al-Baghdadi.

Il timore è che di questi terroristi ce ne siano tantissimi e che proprio per vendicare la morte di al-Baghdadi colpiscano obiettivi in occidente.

Come afferma Joshua Geltzer, ex alto funzionario della intelligence americana sotto Obama, «l’uccisione di Abu Bakr al-Baghdadi è un colpo grosso ma sarebbe un errore ritenere che ISIS è sconfitto. Ancora la lotta sarà lunga e difficile».