Ieri abbiamo appreso della creazione di un embrione di quella che potrebbe diventare una sorta di “NATO islamica”. L’accordo difensivo tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita, tre potenze sunnite di cui una (il Pakistan) dotato di armi nucleari, un accordo di primo acchito fa passare i brividi lungo la schiena.
Sono in molti a sostenere che è «il solito accordo che alla fine non produce realmente niente» e che un accordo simile era già in vigore tra il Pakistan e l’Arabia Saudita, ma Islamabad si è ben guardato di intervenire quando l’Iran ha attaccato le infrastrutture saudite o gli Houthi hanno preso di mira le petroliere di Riad.
In parte è vero, ma questa volta c’è una variante in più, e non è una variante da poco: la Turchia, che oltre ad essere il secondo esercito della NATO, ha sviluppato una delle industrie della difesa più dinamiche e autosufficienti al mondo, passando storicamente da paese importatore a leader globale nell’esportazione di armamenti avanzati.
Non solo, la Turchia ha mire egemoniche sia in Medio Oriente, dove si pone in contrapposizione a Israele, che in Africa dove in Libia sostiene militarmente il Governo di Unità Nazionale di Tripoli, mentre gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto hanno storicamente appoggiato le forze rivali della Cirenaica. Non solo, in Somalia ha una forte presenza militare che gli permette di controllare i porti e le vie d’accesso alle varie regioni, un fatto questo che irrita non poco i Paesi arabi del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti appena usciti dall’area araba per infilarsi in quella più sicura di Israele.
Perché parlo di NATO Islamica? Perché questa alleanza, come la NATO, nasce come “alleanza difensiva” ed ha un articolo praticamente uguale a quell’Art. 5 che in caso di attacco contro uno dei membri, impone agli altri di intervenire.
Quindi abbiamo, un esercito potentissimo come quello turco, una potenza nucleare come il Pakistan e una potenza economica come l’Arabia Saudita. A questi quasi certamente di uniranno il Qatar, il Kuwait, l’Oman e la Somalia. Non credo l’Iraq che praticamente è sotto il controllo iraniano, né credo l’Egitto per lo scontro con la Turchia in Libia e perché, fatta salva l’Arabia Saudita, sembra la NATO della Fratellanza Musulmana che in Egitto è al bando. Gli Emirati Arabi Uniti, come detto, sono in un’altra dimensione.
Ci dobbiamo preoccupare? Beh, direi proprio di si e proprio perché nella NATO islamica c’è la Turchia, che insieme al Qatar finanzia e protegge Hamas, quella stessa Turchia che ha riciclato la peggiore feccia che c’era nell’ISIS e la fa combattere in Africa (per ora) e che ha un esercito di fanatici non meno fanatici dei Pasdaran iraniani.
Non si può paragonare il precedente accordo tra Pakistan e Arabia Saudita con questo dove entra la Turchia. Non è solo un accordo strategico, è un accordo ideologico e religioso, è un accordo operativo che si scontra con gli altri due blocchi di potere regionali, l’Iran con i suoi proxy in Libano e in Yemen (e in Iraq), ma soprattutto con quello formato da Israele, Emirati Arabi Uniti e India.
L’accordo che sancisce la nascita di questa sorta di NATO islamica è anche la prova della caduta (il tonfo) della potenza americana, la quale si appresta addirittura a vendere gli F-35 a Turchia e Arabia Saudita come segno tangibile del suo “disinteresse” per la regione. Appena Trump potrà dire di aver vinto con l’Iran e vendere ai MAGA questa balla per verità, prenderà armi e bagagli e se ne andrà dal Golfo, lasciando alla NATO islamica il compito di arginare le ambizioni nucleari di Teheran, ma anche no visto che forse la nuova alleanza islamica vede più come pericolo imminente l’asse tra Israele, Emirati Arabi Uniti e India, piuttosto che nell’Iran.
Una cosa è certa: quella nata ieri non è la solita alleanza islamica sulla carta. Quella nata ieri è l’embrione di qualcosa che unisce la crudeltà del wahhabismo con la meticolosità della Fratellanza Musulmana e il salafismo pakistano. È una bomba che in troppi stanno sottovalutando.


