Editoriali

Libia e ISIS: il silenzio di Obama come quello di Roosevelt sui nazisti

Nella drammatica escalation di eventi a cui si sta assistendo in Libia c’è un grande assente, il Presidente americano Barack Hussein Obama, per altro uno dei principali artefici di quella che fu l’assurda guerra contro Gheddafi che di fatto ha consegnato il Paese nelle mani di bande jihadiste e criminali.

Se c’è un emblema della fallimentare politica estera di Obama questo è senza dubbio la Libia. Certo, la lista è lunghissima, ma la Libia assume un valore particolare perché è diventata la porta di ingresso dello Stato Islamico verso l’Europa e Obama ha veramente sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare in Libia. E’ vero che è in buona compagnia, dall’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy, che iniziò la guerra in Libia, fino all’intera Unione Europea impegnata più a legiferare sulla grandezza delle rape rosse piuttosto che a vigilare sulla situazione post-bellica in Libia. Ma da capo supremo dell’esercito più forte al mondo e della superpotenza che fino a ieri si ergeva a saldo difensore delle democrazie il silenzio di Obama è assordante e mi meraviglia molto che la stampa occidentale lo ignori.

Ed è un silenzio unito alla immobilità che sta contagiando tutti i leader occidentali, a partire da quelli italiani che arrivano persino a contraddirsi tra di loro. La confusione su quello che si vuole fare in Libia è totale, degna della Repubblica delle banane più che di un paese che si trova improvvisamente (ma non troppo) sulla prima linea del fronte della guerra globale iniziata dallo Stato islamico.

Guerra globale, un termine che nessuno in politica osa nominare ma che aleggia come un avvoltoio sulla carcassa europea, eppure è l’unico termine che più si adatta alla attuale situazione. Non bastano gli attacchi nazi-islamici agli ebrei in Europa, gli attentati alla libertà di stampa e di opinione per risvegliare nei politicanti europei la coscienza che ci troviamo nel bel mezzo di una guerra globale dove l’obbiettivo ultimo è proprio l’Europa. Eppure ci siamo già passati con il nazismo e anche allora ci girammo dall’altra parte, anche allora ci fu un Presidente americano che prima di intervenire rimase immobile fino a quando non fu l’America stessa ad essere attaccata. Anche allora il mondo non fece nulla mentre i treni merci carichi di ebrei correvano verso la morte. E’ incredibile come la storia si ripeta.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

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One Comment

  1. Interessante articolo, come sempre d’altronde. Mi permetto però di osservare la cosa da un’altro punto di vista: la grande finanza Usa (e inglese). Se osserviamo da questa prospettiva e analizziamo le non-azioni di Obama, la quiescenza della politica europea, si potrebbe dare risposta a molti interrogativi.
    Da anni ho sempre considerato la possibilità di una guerra con l’Islam, d’altronde è una storia di conquiste e ri-conquiste che va avanti da almeno 1000 anni. Purtroppo quella brutta parola “globale” (brutta se associata alla parola guerra) la vedo abbastanza reale. Gli Usa si atteggiano a difensori della libertà, ma non dimentichiamo che la loro immagine si basa sullo sterminio di un’intero popolo, i Nativi. Gli Usa con il nazismo sono rimasti fermi siano a quando non ha potuto fare diversamente perché tra simili normalmente non ci si sbrana …

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