Sono migliaia e non solo pochi osservatori i miliziani islamici inviati dalla Turchia in Libia a protezione del Governo libico riconosciuto guidato da Fayez al-Sarraj.

A rivelarlo è una inchiesta esclusiva del The Guardian la quale ricostruisce meticolosamente tutti gli spostamenti di truppe dalla Turchia verso la Libia.

I combattenti inviati da Erdogan a sostegno di Al-Sarraj fanno tutti parte del SNA, l’esercito nazionale siriano che a dispetto del nome è un agglomerato di miliziani islamici provenienti da diversi gruppi terroristici, compreso ISIS e Al Qaeda.

Dopo i primi 300 miliziani inviati in Libia il 24 dicembre, altri 350 ne sono partiti il 29 dicembre. Il 5 gennaio 1.350 miliziani islamici siriani entrano in Turchia per essere poi inviati in Libia.

Solo la settimana scorsa Erdogan aveva dichiarato che in Libia c’erano solo 35 militari a titolo di osservatori.

Mercenari islamici

Fondamentalmente i miliziani inviati da Erdogan sono mercenari. Andare a combattere in Libia rende molto. In pratica un miliziano siriano guadagna circa 2.000 dollari al mese, una enormità rispetto ai 90 dollari al mese (circa 500 lire turche) che guadagnavano in Siria.

Trasferimento “silente” e metodo iraniano

Il trasferimento dei mercenari islamici in Libia da parte della Turchia sta avvenendo in maniera del tutto “silente”. Aerei turchi stanno facendo la spola con Tripoli e secondo le ultime informazioni sarebbero ormai circa 2.000 i miliziani islamici agli ordini di Erdogan presenti in Libia, tutta gente ben addestrata e armata che ha combattuto per anni in Siria.

La Turchia sta usando il “metodo iraniano” per controllare da remoto la Libia, cioè quel metodo che prefigura l’utilizzo di proxy, cioè di gruppi armati controllati direttamente ma che non fanno parte dell’esercito regolare.

Diplomazia italiana al palo

Mentre sul campo prendono sempre più forma i piani dei vari attori che giocano il risiko libico, sul lato diplomatico in concreto non si muove molto, almeno da parte italiana che pure in Libia ha interessi economici e strategici di importanza vitale.

La strategia del “nè con Aftar né con Sarraj” non funziona. Il negare la necessità di inviare un contingente militare a difesa degli interessi nazionali è anche peggio perché nei fatti consegna la Libia nelle mani di Erdogan e di Putin.

Confidare nell’Onu poi è proprio una utopia. Le Nazioni Unite ormai da tempo non sono più un organismo degno di rispetto e fiducia, nemmeno come negoziatore, figuriamoci come forza di interposizione come vorrebbe il Premier italiano, Giuseppe Conte.

Delegare la difesa dei nostri interessi nazionali alle Nazioni Unite o, peggio, a Erdogan non ci pare proprio una buona idea. In Libia ci vuole coraggio e difendere autonomamente gli immensi interessi economici e strategici del nostro paese. Delegare questo compito ad altri è un suicidio politico e strategico.