Medio Oriente: l’Iran perde i pezzi. In difficoltà su diversi fronti

L’Iran sembra vicina all’assedio e sembra aver perso il suo slancio iniziale. La spiegazione è presto detta. Troppi fronti aperti e troppi finanziamenti: Iraq, Yemen, Siria, Libano, Gaza, per non parlare anche dei legami oltre oceano con i trafficanti in Colombia (vedi il Report Hezbollah e Iran in Colombia).

Mentre in Libano sembra salda la roccaforte Hezbollah, almeno per ora, i colpi inferti dalle IDF in Siria e i successi della coalizione sunnita del Golfo nello Yemen fanno pensare ad un tracollo da “effetto domino” che colpirà anche l’Iraq.

Oltre al ritiro degli USA dall’accordo sul nucleare, che sta privando l’Iran di finanziamenti, il materiale bellico di cui è dotata la Repubblica Islamica è ormai obsoleto. Non bastano alcuni droni o missili balistici, la cui efficacia è tutta da dimostrare visto che si basano su tecnologia sovietica non proprio efficiente, contro forze armate tecnologicamente avanzate su tutti i fronti.

Fino agli anni settanta le forze armate iraniane erano il fiore all’occhiello dello Scià di Persia Reza Pahlavi, con mezzi all’avanguardia, personale altamente addestrato e lo SAVAK, l’intelligence, che collaborava con il Mossad. Con la rivoluzione islamica e le successive purghe nelle forze armate l’unico merito che hanno avuto è stato quello di tenere in buone condizioni materiale degli anni settanta e di sviluppare alcuni missili e droni.

Spiegata in parte anche la fretta e la volontà di seguire il programma nucleare, in modo da potersi dotare di testate atomiche come deterrente. Un possibile assedio da parte di USA e Israele, al quale potrebbe aggiungersi l’Arabia Saudita e la rapace Turchia di Erdogan, e le proteste interne che ormai da mesi non si fermano, potrebbero mettere la parola fine al regime islamico. Con la Russia che, a quel punto, vista l’alleanza più forte con Israele in questi ultimi mesi, avrebbe poco da obbiettare. E non ci sarebbe Forza Quds che tenga.