Editoriali

Nazioni Unite ed Europa sul Medio Oriente si giocano la faccia

Nazioni Unite ed Europa sono di fronte a una serie di crisi in Medio Oriente che ne possono rilanciare il ruolo oppure possono affossare definitivamente qualsiasi loro velleità di diventare finalmente organismi in grado di fare da guida al mondo e di gestire crisi complesse che da regionali rischiano di diventare globali.

La prima e più importante crisi alla quale i due organismi sono chiamati a rispondere con tempestività è quella che riguarda la Siria. Sette anni di guerra hanno ridotto la Siria a un ammasso di ceneri e detriti. I morti non si contano nemmeno più. Sono tre anni che si parla di mezzo milione di morti ma il numero è certamente molto più alto. L’intervento russo e iraniano in Siria non ha portato a nessuna pace, anzi, ha innescato almeno un paio di crisi correlate che potrebbero facilmente debordare in conflitti regionali. La prima e più grave è quella tra Iran e Israele, la seconda, potenzialmente anche questa devastante, è quella legata all’intervento armato della Turchia nella regione siriana di Afrin.

Fino ad ora sia le Nazioni Unite che l’Europa sono sembrati spettatori impotenti. Assad ha usato più volte armi chimiche contro i civili ma il veto della Russia ha bloccato qualsiasi indagine delle Nazioni Unite in merito a questi fatti gravissimi. Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha cercato invano di produrre una risoluzione per un cessate il fuoco dopo che il regime siriano ha intensificato gli attacchi nell’area di Ghouta massacrando centinaia di civili. Nulla di fatto, ancora per il veto russo. Impotente l’Onu ma impotente anche la UE che non ha convocato nemmeno una riunione su quello che sta avvenendo in Siria. Nessuna parola sulla pericolosa escalation tra Iran e Israele, nemmeno un comunicato, come se la cosa non li riguardasse. Silenzio pressoché assoluto (se si escludono singoli interventi) anche sull’offensiva del regime siriano su Ghouta dove centinaia di civili restano intrappolati e dove si calcola siano morti almeno 500 persone tra cui un centinaio di bambini.

L’altra crisi pressoché ignorata è quella che riguarda lo Yemen. Alle Nazioni Unite se ne parla poco o niente, quasi fosse un tabù. In Europa poi c’è quasi un’allergia a discuterne. A sorpresa nei giorni scorsi è arrivata la decisione del Governo tedesco di vietare la vendita di armi tedesche ai Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, in particolare verso l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo che a vario titolo sostengono il Governo legittimo Sana’a. Stranamente in questo “embargo” non si fa cenno all’Iran come ha fatto notare ieri il Ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir. Ma se si toglie l’iniziativa unilaterale tedesca (onestamente più simbolica che altro) il resto dell’Unione Europea resta decisamente ai margini di questa crisi che, tra le altre cose, rischia di sfociare in un conflitto tra Iran e Arabia Saudita.

Infine c’è la nota dolente che riguarda la Turchia, una vicenda che dovrebbe interessare più l’Unione Europea che le Nazioni Unite. A parte l’intervento armato nella regione siriana di Afrin, un intervento del tutto illegale e che sta facendo migliaia di morti, è l’atteggiamento turco nei confronti di Cipro, uno Stato dell’Unione Europea, che a Bruxelles dovrebbe aver attivato ogni tipo di campanello di allarme. Invece nulla, quello che fa Erdogan non sembra sfiorare minimamente l’interesse della sig.ra Mogherini e della sua equipe. Il risultato è che di fatto Ankara ha istituito un blocco navale davanti a Cipro senza che nessuno a Bruxelles abbia osato minacciare ritorsioni.

Ormai siamo al capolinea. Nazioni Unite e Unione Europea devono dimostrare con i fatti che servono a qualcosa oltre che a fare business. Devono dimostrare che il concetto di “Diritti Umani come guida” valga sempre e comunque e non a seconda degli interessi. E se le Nazioni Unite hanno chiaramente bisogno di una riforma complessiva che le liberino dai veti incrociati che di fatto ne impediscono la piena operatività, per l’Unione Europea non ci sono scuse che tengano. Il disinteresse dimostrato da Mogherini & C. verso queste tre gravissimi crisi è talmente palese da farci chiedere a cosa serva una responsabile della Politica Estera della UE quando proprio l’Unione Europea non ha nessuna politica estera comune se non quella legata al business.

Onestamente si è arrivati a un punto in cui Nazioni Unite ed Europa devono dimostrare con i fatti di essere quei capisaldi del Diritto che affermano di essere e non due organismi troppo spesso in balia dei peggiori regimi del mondo, più interessati agli affari che al Diritto Internazionale e ai Diritti Umani.

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