Negazionismo e razzismo: l’ambigua nuova politica di Facebook

Alla fine la politica di Facebook sui genocidi, compreso l’olocausto, rimane profondamente ambigua e assolutamente permissiva nonostante la campagna di rimozione degli account e dei contenuti smaccatamente negazionisti.

I primi a fare i conti con questa nuova politica del gigante dei social media sono stati i negazionisti e i teorici della cospirazione più famosi come David Duke, Louis Farrakhan e Alex Jones i quali si sono visti cancellati i loro account su Facebook.

Tuttavia, come precisa il vicepresidente della politica globale di Facebook, Joel Kaplan, non è detto che il social nettwork cancellerà tutti i contenuti che negano l’olocausto o altri genocidi come quello armeno.

Facebook consentirà infatti di «dire cose sbagliate o inesatte anche quando sono offensive», il che significa che chiunque potrà negare l’olocausto o altri genocidi, scrivere cose razziste od offendere per ragioni discriminatorie se lo farà “in buona fede”.

«Eliminiamo qualsiasi contenuto che celebra, difende o tenta di giustificare l’Olocausto», ha scritto Kaplan. «Ma non rimuoviamo bugie o contenuti inaccurati, che si tratti di negare l’Olocausto, il massacro armeno, o il fatto che il governo siriano abbia ucciso centinaia di migliaia di suoi cittadini».

Ambiguità e interessi economici

La verità è che questa politica di Facebook rimane fortemente ambigua. E’ plausibile che sia impossibile controllare tutti i contenuti pubblicati su Facebook o lasciare che a farlo sia un semplice algoritmo, tuttavia ciò non dovrebbe avvenire quando un contenuto viene segnalato come offensivo o razzista.

Insomma, se una pagina, un gruppo o un account chiaramente antisemiti o razzisti pubblicano contenuti offensivi che vengono segnalati da più utenti, Facebook non può rispondere che «quanto segnalato rispetta gli standard della comunità» perché è semplicemente assurdo e permette a migliaia di antisemiti e razzisti di passare per “negazionisti che sbagliano” e quindi di farla franca continuando a instillare odio e razzismo.

Il problema è che Facebook non intende affrontare seriamente il problema perché dovrebbe bloccare un numero impressionante di account il che vorrebbe dire accettare un perdita economica rilevante.

E’ un po’ quello che succede con gli account falsi che alcuni creano con l’intenzione di diffondere menzogne e alimentare odio. Facebook potrebbe facilmente risolvere il problema chiedendo all’atto della registrazione copia di un documento oppure potrebbe verificare l’identità di coloro che diffondo odio attraverso falsi account, ma ciò vorrebbe dire perdere migliaia e migliaia di account ed è molto più semplice soprassedere usando una politica chiaramente ambigua.

Non lasciamoci quindi ingannare dal fatto che Facebook abbia chiuso alcuni account di personaggi noti, è solo fumo negli occhi. Il negazionismo e il razzismo sono una risorsa economica non indifferente per il colosso dei social network per lasciarsela sfuggire.

Dove non arriva Facebook dovrebbe arrivare la legge

Noi pensiamo che, vista l’importanza e il peso raggiunto dai social network sia in politica che nella diffusione di notizie, debba essere la legge a regolamentare quello che Facebook non vuole regolamentare.

Presso l’Unione Europea giacciono diversi esposti contro Facebook i quali chiedono una più severa verifica delle fonti e soprattutto la verifica capillare dell’identità di coloro che operano sui social network.

Basterebbe che la UE e gli altri organismi mondiali imponessero delle semplici verifiche per bloccare o quanto meno limitare il fenomeno. Ma non sembra che la cosa interessi nonostante ormai la maggioranza di chi si informa su internet lo faccia proprio attraverso i social network.

Facebook ha troppo potere per lasciare che a gestirlo siano poche persone

Ormai Facebook ha troppo potere mediatico per lasciare che a gestirlo sia il solo Mark Zuckerberg o chi per lui senza alcuna regola o con regole fissate dallo stesso Zuckerberg. Serve che la politica mondiale dia delle regole più restrittive e che imponga almeno la certificazione degli account in modo che chi viola la legge lo faccia a viso aperto e senza nascondersi dietro a false identità.

E’ giusto rispettare la libertà di opinione, ma è altrettanto giusto che chi esprime una opinione sia rintracciabile e che risponda delle proprie opinioni.

Così come è adesso Facebook è l’espressione più alta dell’anarchia più sfacciata e questo in un mondo che ormai si informa prevalentemente sui social network non è più ammissibile.