Nemmeno il Coronavirus ferma i Guardiani della Rivoluzione Islamica

Mentre tutto il mondo, compreso l’Iran, è impegnato a combattere la pandemia di Coronavirus i Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) pensano bene di approfittare della situazione e proseguono imperterriti nella loro campagna di conquista contando proprio sul fatto che i loro nemici sono impegnati nella lotta al virus COVID-19.

A rivelarlo è un rapporto della intelligence israeliana che monitora la situazione in Iraq e in Siria dove agli iraniani poco importa del rischio che rappresenta il Coronavirus per la popolazione civile (soprattutto in Siria).

La rivoluzione islamica in Iraq

Per Teheran uno dei maggiori obiettivi è da sempre quello di esportare la rivoluzione islamica in Iraq. Per farlo però ha bisogno di due cose fondamentali: riunire le milizie sciite sotto un unico comando e che gli americani smobilitino e lascino l’Iraq.

Per risolvere il primo problema avevano chiamato Abu Mahdi al-Muhandis, poi ucciso insieme al Generale Qassem Soleimani. Ora la chiave sarebbe Ali Shamkhani, membro dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, contrammiraglio della flotta delle IRGC e segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran.

Secondo l’intelligence israeliana Ali Shamkhani starebbe per riuscire nell’opera di riunire sotto un unico comando e coordinamento tutti i gruppi sciiti iracheni e lo avrebbe fatto proprio approfittando del fatto che gli americani si stiano “riposizionando” in Iraq.

Al suo fianco avrebbe scelto due personaggi di primissimo piano del gruppo Harakat Hezbollah. Si tratta di Mohammad al-Kawtharani e di Qais Khazali, ambedue ricercati dagli Stati Uniti.

Stando al rapporto della intelligence israeliana la combinazione di questi tre nomi sarebbe riuscita a superare le divisioni interne ai gruppi sciiti iracheni che adesso si starebbero preparando a colpire obiettivi americani in Iraq e obiettivi israeliani in tutto il mondo.

La situazione in Siria

Ieri le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme molto forte sul pericolo rappresentato dalla possibilità che la pandemia di Coronavirus scoppi in Siria definendo la situazione “potenzialmente devastante”.

Nella nota di allarme si fa cenno a quell’area di territorio siriano controllato dal regime attraverso le milizie e l’esercito iraniano che, a differenza di quanto dichiarato da Damasco, sarebbe interessato in maniera importante dalla pandemia di COVID-19.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Geir Pedersen, ha detto senza tanti giri di parole che i miliziani e i militari iraniani presenti nel sud della Siria hanno contribuito non poco a portare il virus dall’Iran alla Siria.

Il problema è che gli iraniani non fanno accedere alla zona e quindi né le Nazioni Unite né l’OMS possono certificare la presenza del virus.

Il rapporto della intelligence israeliana afferma che nonostante la pandemia gli iraniani continuano a far arrivare armi e truppe soprattutto nell’area di Quneitra e in quella di Hader infischiandosene della popolazione e dell’espandersi della pandemia.

Secondo il regime di Damasco in tutta la Siria ci sarebbero solo dieci casi confermati di Coronavirus mentre l’ONU afferma che solo nelle aree controllate da Teheran gli infetti sarebbero centinaia ma che a causa del blocco imposto dagli iraniani non è possibile né controllare né intervenire. Questo trasformerebbe l’area in un vera e propria bomba virale.

Ancora un volta i Guardiani della Rivoluzione Islamica non guardano in faccia nessuno pur di fare i loro sporchi interessi.