Perché gli Houthi dello Yemen hanno attaccato il porto di Al-Mukha?

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Comitato Editoriale - Editorialists

Negli ultimi giorni gli Houthi in Yemen stanno intensificando la pressione sull’Arabia Saudita e sulle forze da essa sostenute su più fronti contemporaneamente: minacciano il traffico marittimo legato ai porti sauditi sul Mar Rosso, attaccano obiettivi energetici all’interno del Regno e ampliano gli attacchi contro le forze del governo yemenita.

Uno dei focolai più evidenti dell’escalation è la città e il porto di Al-Mukha, sulla costa occidentale dello Yemen, a nord dello stretto di Bab al-Mandab. Ieri gli Houthi hanno attaccato Al-Mukha con missili balistici e droni. Secondo l’esercito yemenita, fedele al governo riconosciuto a livello internazionale, sette persone sono state uccise – quattro soldati e tre civili – e 30 sono rimaste ferite in una delle ondate di attacchi. Una fonte medica ha riferito all’agenzia di stampa AFP che il bilancio delle vittime è salito a 11.

L’esercito ha affermato che i sistemi di difesa aerea hanno intercettato 11 droni e che gli attacchi hanno colpito anche quartieri residenziali, strutture civili e infrastrutture. Il sito di notizie Yemen Monitor ha riferito che gli Houthi hanno ripreso i loro attacchi contro Mukha durante la notte, ma al momento non sono state segnalate ulteriori vittime.

D’altra parte, il portavoce delle forze Houthi, Yahya Saria, ha affermato che l’attacco di ieri era diretto contro concentrazioni di forze saudite e depositi di armi nella zona. I media vicini agli Houthi hanno pubblicato filmati del lancio di missili e droni verso Mukha.

Perché proprio Mukha?

L’importanza economica di Mukha deriva innanzitutto dalla sua posizione. La città si trova sulla costa occidentale dello Yemen, a nord di Bab al-Mandab – lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano, considerato una delle rotte marittime più importanti al mondo.

Il porto in sé non è tra i più grandi della zona, ma serve le aree della costa occidentale sotto il controllo del governo e delle sue forze per l’importazione di merci, carburante e attrezzature. Secondo le autorità yemenite, negli ultimi attacchi sono stati causati danni anche alle infrastrutture portuali, agli edifici commerciali e alle merci.

L’importanza militare di Mukha è ancora maggiore. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale del governo yemenita, SABA, la città e le aree circostanti fungono da base centrale per le forze che operano contro gli Houthi sulla costa occidentale. Nella zona operano forze legate a Tareq Saleh, membro del Consiglio di leadership presidenziale e comandante della «Resistenza nazionale», insieme ad altre unità delle forze yemenite che si oppongono agli Houthi.

Sulla costa occidentale sono stati segnalati scontri anche sui fronti di Khais e Al-Hima. Il quotidiano libanese «Al-Akhbar», vicino al campo filo-iraniano, ha riferito oggi, citando fonti locali, di intensi scontri a fuoco e di attacchi degli Houthi contro obiettivi a Yaktal, Jabal al-Nar e nel campo di Abu Musa al-Ashari, nei pressi di Al-Khuja.

Secondo le fonti citate dal quotidiano, gli attacchi sono avvenuti in seguito al trasferimento di veicoli blindati e truppe da Aden – sede del governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita – verso Al-Mukha.

Negli ultimi giorni, organismi e figure di spicco legati agli Houthi hanno pubblicato avvertimenti rivolti agli abitanti del sud e dell’est del Yemen affinché non si uniscano alle forze sostenute dall’Arabia Saudita, presentando l’intensificarsi della loro attività militare in queste zone come parte della campagna contro Riad.

Un vecchio fronte che si è nuovamente infiammato

La costa occidentale è stata per anni uno dei principali teatri di guerra nella guerra civile yemenita. Gli Houthi controllano Hodeidah e ampie zone della costa settentrionale, mentre Al-Mukha, Al-Khokha e i territori a sud sono nelle mani delle forze legate al governo e ai suoi alleati.

Dopo il cessate il fuoco del 2022 si è registrato un calo significativo dell’intensità dei combattimenti, ma la linea del fronte non è scomparsa. Hayes, Al-Khokha e le zone a nord di Al-Mukha rimangono punti di attrito tra le parti.

L’attuale escalation si verifica in un momento in cui il conflitto tra gli Houthi e l’Arabia Saudita ha già superato i confini del teatro di guerra terrestre. Il 20 luglio gli Houthi hanno dichiarato un «blocco navale» contro l’Arabia Saudita e hanno avvertito le compagnie di navigazione di non fare scalo nei porti sauditi.

Parallelamente agli attacchi ad Al-Mukha, ieri gli Houthi hanno affermato di aver colpito con un drone la raffineria della compagnia energetica saudita Aramco a Jizan, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita. Il Ministero dell’Energia saudita ha confermato che nell’impianto è divampato un incendio, spento senza causare vittime, ma non ne ha reso pubblica la causa. Gli Houthi hanno rivendicato la responsabilità, sostenendo che si trattasse di una risposta alle azioni saudite in Yemen.

L’episodio di Jizan è avvenuto dopo settimane in cui gli Houthi avevano minacciato esplicitamente porti, petroliere e infrastrutture saudite. Ciò ha di fatto esercitato pressione su Riad su tre fronti: le rotte di esportazione e la navigazione nel Mar Rosso, le infrastrutture energetiche all’interno dell’Arabia Saudita e le forze yemenite da essa sostenute.

La tempistica conferisce ulteriore importanza alla costa occidentale del Yemen. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, lo Stretto di Hormuz non è ancora operativo ai livelli abituali a seguito del conflitto tra Stati Uniti e Iran; pertanto, l’Arabia Saudita ha notevolmente aumentato l’utilizzo dell’oleodotto est-ovest e del porto di Yanbu per trasportare il petrolio dai giacimenti orientali verso il Mar Rosso.

Questa rotta permette all’Arabia Saudita di aggirare lo Stretto di Hormuz, ma i carichi in partenza da Yanbu diretti in Asia devono solitamente passare a sud attraverso lo Stretto di Bab al-Mandab. Pertanto, la minaccia degli Houthi alla navigazione nel Mar Rosso colpisce una delle principali rotte alternative che l’Arabia Saudita ha sviluppato per far fronte alle interruzioni nel Golfo.

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