Perché la Turchia potrebbe essere per Israele più pericolosa dell’Iran

By Franco Londei - Editor

Scrive Amine Ayoub su Yenet che considera la Turchia potenzialmente più pericolosa dell’Iran per Israele. Beh, non potrebbe trovarmi più d’accordo specialmente adesso che la Siria è caduta in mano di forze allineate alla Turchia e quindi alla Fratellanza Musulmana.

Per intenderci, quando parliamo dei Fratelli Musulmani parliamo di uno dei gruppi sunniti più potenti al mondo con importanti, importantissime infiltrazioni in occidente, particolarmente in Europa e nei Balcani. Parliamo del genitore di Hamas e di altri gruppi Jihadisti.

Parliamo di quello che qualcuno in occidente si ostina a chiamare “islam politico” differenziandolo così dallo jihadismo, dandogli un’aurea di legittimità e dimenticando completamente il fatto che l’obiettivo principale della Fratellanza Musulmana è la creazione di un emirato globale, obiettivo da raggiungere attraverso la “gradualità”.

Per raggiungere i suoi obiettivi la Fratellanza Musulmana deve però prima prendere il controllo del Medio Oriente e del Nord Africa e per farlo deve superare alcuni ostacoli, i più grandi dei quali sono Israele e Giordania, specialmente dopo che le vittorie di Israele su Hezbollah hanno spianato la strada alla conquista della Siria che fino a pochi mesi fa appariva saldamente in mano all’Iran e all’asse sciita, opposto a quello sunnita rappresentato dai Fratelli Musulmani.

Amine Ayoub nel suo articolo sostiene che: «l‘ideologia della Fratellanza è fondamentalmente contraria allo Stato ebraico, vedendo Israele come un occupante di terre musulmane, e storicamente ha chiesto la sua distruzione. Mentre la minaccia dell’Iran a Israele è in gran parte militare e focalizzata sulla questione nucleare, il legame della Turchia con la Fratellanza Musulmana rappresenta una sfida ideologica più profonda. Ciò è particolarmente preoccupante poiché la Turchia usa la sua influenza politica e militare per diffondere ideologie affiliate alla Fratellanza Musulmana in tutto il mondo arabo, il che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione e creare ambienti più ostili per Israele».

Oltre al supporto ideologico, la crescente presenza militare della Turchia in zone di conflitto chiave come la Siria rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza di Israele. L’intervento di Erdogan in Siria, dove la Turchia ha sostenuto gruppi ribelli, tra cui alcuni con legami con fazioni estremiste, ha avuto implicazioni significative per Israele.

Sebbene inizialmente la guerra civile siriana sembrasse lontana dagli interessi israeliani, la crescente presenza di forze sostenute dalla Turchia nel nord della Siria, insieme alle ripetute minacce di Erdogan di attaccare le forze curde (che sono alleati chiave dell’Occidente, di Israele e degli Stati Uniti), ha creato un ambiente instabile al confine nord-orientale di Israele.

Ora, a tutto questo dobbiamo aggiungere l’incognita non da poco rappresentata dal nuovo governo siriano che in sostanza è una emanazione di Hayat Tahrir al Sham (HTS), un gruppo Jihadista legato a doppio filo ad Al Qaeda e sostenuto, tra gli altri, da Qatar e Turchia.

Guidato da Ahmed al Shara, leader de facto della nuova Siria e già noto con il nome di battaglia di Abu Mohammed al-Golani, il nuovo governo siriano sta cercando di rifarsi la verginità nascondendo sotto il tappeto lo Jihadismo, le mimetiche e i mitra, mostrandosi al mondo in giacca e cravatta come “laico” e rispettoso delle minoranze. Ma più passa il tempo più quella giacca sta stretta e quella cravatta stringe al collo.

HTS non è chiaramente in grado di controllare tutta la Siria, tanto è vero che a nord curdi e turchi si combattono per il Kurdistan siriano mentre a sud Israele ha allargato la zona di sicurezza arrivando alle porte di Quneitra. Gruppi Jihadisti senza controllo imperversano al centro.

E indovinate chi si propone per “stabilizzare” tutto questo gran casino che rischia di diventare la Siria? Indovinate chi si è offerto di aiutare Ahmed al Shara a governare la nuova Siria? Erdogan e le sue bande di Jihadisti ex ISIS. E Damasco non sembra insensibile all’appoggio turco.

Ora appare chiaro che se prima per Israele la Siria era un problema perché “occupata” dalle milizie filo-iraniane e dalla presenza della Forza Quds iraniana, oggi diventa ancor più un problema perché rischia di diventare un governatorato turco.

Per usare ancora le parole di Amine Ayoub, mentre l’Iran rimane un obiettivo primario a causa del suo programma nucleare, Israele deve tenere conto anche della sfida ideologica posta dal sostegno della Turchia alla Fratellanza Musulmana. Rafforzare le alleanze con le nazioni arabe che sono diffidenti nei confronti dell’espansione turca, come Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, potrebbe aiutare a controbilanciare l’influenza regionale della Turchia. Inoltre, Israele deve continuare a rafforzare le sue capacità militari, in particolare nella difesa aerea e nella raccolta di informazioni, per contrastare la crescente impronta militare della Turchia in Siria e Libia.

Israele dovrebbe aumentare anche gli sforzi diplomatici per esporre il ruolo destabilizzante della Turchia nella regione, rafforzando al contempo le sue relazioni con i gruppi curdi e altre fazioni non islamiste in Siria. Così facendo, Israele può mantenere un approccio flessibile e completo alla minaccia multidimensionale posta dalla Turchia, assicurando la sua sicurezza a lungo termine in un Medio Oriente sempre più instabile.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter