Proteste in Iran: l’IRGC si prepara alla repressione durissima

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Franco Londei - Editor

Ho seguito le proteste in Iran per abbastanza tempo (dai tempi di Mahmud Ahmadinejad) per sapere che anche in questo caso la speranza che tutto non venga soffocato nel sangue è davvero appesa a un lumicino.

Anche se ci fosse un intervento americano o israeliano, cambierebbe poco o nulla perché, checché se ne dica, il potere in Iran ce l’hanno in mano i potentissimi e onnipresenti Guardiani della Rivoluzione, l’IRGC e se sue divisioni del terrore.

E non saranno certo le proteste, seppur di massa, a impensierire l’IRGC. Loro, direttamente o per mezzo dei Basij, sparano nel mucchio e dove non uccidono direttamente incarcerano, che il più delle volte vuol dire comunque morte.

Si mettano quindi il cuore in pace i romantici del Diritto, l’IRGC al momento non è “battibile” se non nelle fantasie di qualche vecchio e inguaribile “esperto” con le informazioni un po’ gonfiate, forse dopate.

L’unica vera possibilità è che sia proprio l’IRGC a decidere che è ora di cambiare regime, magari perché gli si è andati a toccare gli interessi miliardari, ma non credo che al momento questa sia una possibilità sul tavolo.

Una rivolta dell’esercito? Meglio di no, i pasdaran sono dieci volte meglio armati dell’esercito e non credo che ci sia un generale disposto a ordinare ai suoi uomini di difendere i manifestanti. Volerebbe giù da un tetto dieci minuti dopo.

Ieri è stata segnalata una massiva interruzione dei servizi internet e telefonici, sia sul fisso che sul mobile. Se l’IRGC mantiene gli stessi sistemi usati nel corso degli anni in ogni protesta che si è svolta in Iran, questo è il preludio ad un intensificarsi della repressione nei confronti di chi manifesta.

Oltretutto va detto che, sebbene massive, le proteste non sono purtroppo guidate da nessuno. Sono proteste spontanee dettate dalla disperazione, ma non hanno leader od obiettivi prefissati. Questo rende tutto drammaticamente semplice per l’IRGC, il quale fa passare chi legittimamente protesta per agitatori, magari pagati dal MOSSAD. Ne hanno impiccato uno anche ieri.

E per favore, smettetela di parlare di presunti piani di fuga dell’Ayatollah Ali Khamenei. Quelli sono pronti dai tempi del grande Ayatollah Ruhollah Khomeyni e non sono mai cambiati se non nelle personalizzazioni.

E se Israele e gli Stati Uniti attaccassero ancora, cambierebbe qualcosa? Temo di no. O meglio, probabilmente cambierebbe qualcosa per il programma balistico e per quello nucleare, ma non favorirebbero le manifestazioni, anzi, probabilmente l’IRGC le reprimerebbe ancora più violentemente.

Quindi, per dirla semplice, la chiave di un cambio di regime in Iran è l’IRGC non le proteste. Solo i Guardiani della Rivoluzione possono garantire la sopravvivenza del regime teocratico e quindi solo facendo pressione su di loro si può sperare in un cambio di regime. Tutto il resto è solo sangue innocente.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo