Qualche legittima domanda sul genocidio di Gaza 

Il genocidio con meno evidenze della storia, un genocidio che sembra davvero pianificato a tavolino, non da Israele ma dalla propaganda di Hamas

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Franco Londei - Editor

Riguardo al cosiddetto “genocidio di Gaza” è passato un mese da quando ho scritto un articolo dove chiedevo che fine avessero fatto i corpi delle 70.000 vittime di cui parla il Ministero della salute di Hamas. Nell’era digitale, dove si filma di tutto grazie ai mezzi che abbiamo, un mese è un periodo molto lungo senza avere risposte.  

Quando andiamo a vedere concretamente i dati verificabili e non quelli ipotetici provenienti da rapporti di Hamas o di ONG schierate con i terroristi, ci accorgiamo che i corpi recuperati sono poche centinaia, non migliaia, centinaia. Sempre tanti, certo, ma arrivare a 70.000 ce ne vuole. La lunghezza delle Striscia di Gaza è pari a 41 Km, se mettiamo in fila 70.000 corpi arriviamo probabilmente a 90 Km. Impossibile non vederli, non trovarli. Impossibile non sentirne il cattivo odore.  

Per essere più preciso possibile, attraverso conoscenze interne alle organizzazioni mi sono informato presso l’International Committee of the Red Cross e presso la Mezza Luna Rossa, ai quali ho chiesto quali evidenze vi fossero sul numero di vittime che Hamas attribuisce a Israele, ovvero ho chiesto a che punto fosse la ricerca delle evidenze del cosiddetto “genocidio di Gaza”. 

Ebbene, sarebbero state trovate sette fosse comuni, alcune già individuate qualche mese fa. Le due più “importanti” sono state individuate presso il Nasser Medical Complex a Khan Younis e presso il Al‑Shifa Medical Complex a Gaza city. Nella prima 520 corpi, nella seconda 334. Altre fosse comuni minori sono state individuate sempre in prossimità di strutture ospedaliere. Parliamo di poche centinaia di corpi seppelliti dai palestinesi stessi. 

Ho chiesto se fossero state consegnate prove del “genocidio” provenienti da altre zone di Gaza, da fonti di stampa o da privati cittadini e mi è stato risposto che nessuno al momento ha presentato prove che indichino il ritrovamento di grandi quantità di corpi.  

In sostanza dalla Striscia di Gaza non arriva niente, né un filmato di corpi ammassati o sotto le macerie, né altre fosse comuni o corpi seppelliti come si poteva. Neppure dalle aree dove non c’è più l’esercito israeliano.  

La cosa è quantomeno strana se si pensa che per mesi Israele è stato accusato di genocidio su delle basi giuridiche assai fragili, basate più che altro su opinioni di presunti esperti e sulle veline di Hamas, ma su nessuna prova materiale né delle vittime né, meno che meno, sulle intenzioni genocide di Israele. 

Adesso che servono le prove del genocidio e che si possono finalmente recuperare (almeno in una parte della Striscia), le prove non vengono portate all’evidenza del mondo. Perché? 

La giustificazione ufficiale del cosiddetto “Ministero della salute di Hamas” è che «le condizioni — distruzione diffusa, continua instabilità, blocchi logistici, pericoli da bombardamenti o mine, difficoltà di accesso a macchinari per lo scavo, scarsità di risorse forensi — rendono estremamente complicato un censimento completo dei cadaveri, tanto che molti corpi rischiano di restare sotto le macerie o in fosse non monitorate».  

Quindi è “molto comodamente” impossibile provare il genocidio, anche se continuano a parlarne nonostante il “gap” tra corpi recuperati (poche centinaia) e i morti dichiarati (oltre 70.000) sia enorme.  

Mi sono soffermato solo sul numero delle vittime, cioè sulle evidenze, senza andare a toccare il tasto del “chi e come” ha stabilito che si tratta di genocidio. Perché se mancano le evidenze materiali del cosiddetto “genocidio di Gaza”, pur ammettendo le difficoltà nel reperire le prove (ma ricordo che 70.000 corpi non spariscono nel nulla), non è legalmente accettabile nemmeno continuare a parlare di genocidio.  

Un esercito come quello israeliano non ci mette due anni a conquistare 365 km² se vuole fare un genocidio. Non avvisa i civili di lasciare le aree che verranno bombardate, se vuole fare un genocidio. A stabilire che è stato genocidio è stata una commissione formata da tre notissimi anti-israeliani, un rapporto di Amnesty International basato non si sa bene su cosa e l’IAGS (International Association of Genocide Scholars) dove a votare è stato appena il 28% degli iscritti e dove per iscriversi basta pagare una quota di ingresso. Queste sono evidenze. Di altre al momento non se ne vedono.  

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter