Quali rapporti tra Israele e la nuova Siria?

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Franco Londei - Editor

Fidarsi o non fidarsi della nuova Siria di Ahmed al-Sharaa, come si fa chiamare adesso Abu Mohammed al-Golani? Questa è la domanda delle domande che in questi giorni tutti si stanno facendo, specialmente a Gerusalemme.

Per cercare di capirlo dobbiamo andare indietro di qualche settimana e ripercorrere alcuni punti salienti forse troppo in fretta archiviati.

Punto primo: l’organizzazione islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) quasi sicuramente non aveva intenzione di deporre Bashar al-Assad. Essi volevano occupare ulteriori territori da cui l’esercito siriano bombardava la provincia di Idlib e impadronirsi dell’autostrada M4. Ma quando divenne loro chiaro che un battaglione dopo l’altro la 25a divisione si stava sciogliendo come neve al sole fu deciso, in coordinamento con i turchi, di dirigersi verso la capitale.

Punto secondo: i ribelli sono un mix di milizie armate arabe di varie sfumature islamiste. Tra loro ci sono disertori di al-Qaeda come lo stesso Ahmed al-Sharaa (che ora ha iniziato a indossare giacca e cravatta), dell’ISIS, gruppi di abitanti armati e bande di rivoltosi non inquadrabili. Al momento sembra (e sottolineo “sembra”) che HTS stia controllando abbastanza agevolmente questo mix di milizie islamiche armate, e la promessa di rispettare tutte le minoranze religiose sembra essere applicata, ma si conosce molto poco di quello che avviene fuori dalla capitale o dai maggiori centri. HTS non è in grado di controllare tutta la Siria. E alcune testimonianze che arrivano di soppiatto dalle aree decentrate non lasciano ben sperare.

Punto terzo: non sappiamo ancora quale peso avrà la Turchia nella nuova Siria. Erdogan apparentemente sembra interessato solo al controllo dell’area di Kobani, nel Kurdistan siriano. Ma ha già inviato a Damasco alcuni “consiglieri militari” con lo scopo di formare il nuovo esercito siriano e mettere ordine tra i vari gruppi ribelli. Per quanto infido fosse Assad era più controllabile di Erdogan, e Israele intendeva portarlo fuori dall’area di controllo iraniana (e di Hezbollah) proprio per non lasciarlo nelle mani della Turchia. Oggi il rischio maggiore è che la nuova Siria diventi una entità sotto controllo turco e quindi sotto controllo della Fratellanza Musulmana.

Punto quarto: le promesse di al-Sharaa (al-Golani) potrebbero valere poco se viste con gli occhi della Fratellanza Musulmana. Infatti uno dei cardini della strategia dei Fratelli Musulmani per la creazione di un grande califfato mondiale è la “gradualità”, cioè «l’insinuazione lenta ma progressiva nella società obiettivo dando l’impressione di moderatezza» per poi arrivare alla Jihad senza che il nemico (l’infedele) se ne accorga. Questa tecnica è stata usata da Hamas per cogliere di sorpresa Israele il 7 ottobre 2023. HTS, come Hamas, fa parte della Fratellanza Musulmana.

Ora, chiariti questi pochi punti, l’apparente “non ostilità” verso Israele da parte di al-Sharaa e del suo gruppo potrebbe dipendere da molti fattori, prima di tutto l’aver visto la fine che fanno i nemici dello Stato Ebraico. Tuttavia non è da escludere quella regola della “ gradualità” tanto cara ai Fratelli Musulmani che ISIS aveva infranto rovinando anni di lavoro sotterraneo della Fratellanza per proporsi al modo come “Islam moderato”. Quindi Ahmed al-Sharaa, nome di battaglia Abu Mohammed al-Golani, è sincero oppure no? Secondo me NO.

Pur trattenuto da Erdogan che lo vuole vendere come “ islamico moderato” o addirittura come “laico”, Abu Mohammed al-Golani e la sua banda di tagliagole fino a dieci giorni fa parlavano di “califfato di Idlib”, zona dove tutt’ora vige una ferrea legge islamica. Che in 10 giorni questo signore si sia convertito alla moderazione è davvero poco credibile.

Partendo dal presupposto che a Gerusalemme non hanno bisogno dei consigli di nessuno, ho visto certa stampa israeliana criticare le mosse dell’IDF successive alla caduta di Damasco, cioè la sistematica distruzione delle armi siriane e la presa del monte Hermon. È davvero stupido criticare queste azioni. Per quanto si sa HTS e il suo capo, sono da considerarsi elementi ostili a Israele. Il controllo militare del Golan, tutto compreso, diventa quindi di fondamentale e vitale importanza per Israele.

Quindi a mio modestissimo parere i rapporti tra Israele e la nuova Siria in versione turca dovrebbero rimanere esattamente quelli che sono adesso: Israele dovrebbe considerare HTS una entità ostile.

Che siano gli europei o quello che rimane dell’ONU a instaurare buoni rapporti con i tagliagole eterodiretti da Erdogan.

E se qualcuno blatera contro l’operazione sicurezza sul Monte Hermon, beh, cosa c’è di strano? Protesterebbero anche se Israele rimanessero immobile. Almeno protesteranno per qualcosa.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo