Rivolte in Iran: centinaia di morti. Ma il mondo si gira dall’altra parte

Quel poco che sappiamo su quanto succede in Iran

Cosa ne sappiamo veramente delle rivolte in Iran? Poco o niente visto che il regime ha blindato internet e nemmeno con i più innovativi sistemi i giovani iraniani riescono ad aggirare il blocco.

Ma ci sono sempre i giovani iraniani all’estero che attraverso Twitter e fonti locali qualcosa ci dicono.

Per esempio sappiamo che le rivolte si sono diffuse in 130 città iraniane e che attualmente si contano più di 200 morti solo negli ultimi tre giorni, in buona parte giovani o adolescenti colpiti al petto e alla testa.

Sappiamo che il regime iraniano accusa i giovani che protestano di essere al soldo di non ben specificate “potenze straniere” e che ieri la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, li ha etichettati come “delinquenti” giustificando così la sanguinosa repressione.

Sappiamo che insieme alle famigerate “potenze straniere” il regime accusa anche il MEK (la cosiddetta “resistenza iraniana”) di aver pianificato per mesi le rivolte. Il MEK, per altro nemmeno ben visto in Iran, viene tirato fuori ogni volta che il regime commette una strage di innocenti.

Sappiamo che le rivolte sono invece contro il regime e hanno motivazioni economiche oltre che avanzare richieste di maggiore libertà. Non c’entrano niente né le potenze straniere né il MEK.

Sono esplose in modo del tutto spontaneo quando il regime ha annunciato un aumento della benzina del 50%.

Sappiamo che per impedire che all’esterno si sappia cosa succede in Iran e che si scateni una corsa alla solidarietà, il regime ha completamente oscurato Internet chiudendo (letteralmente) i provider. Nell’ultima settimana solo il 10% dei Twitt con l’hashtag #IranProtests arrivano dall’Iran. Quasi niente negli ultimi due giorni.

Il mondo si gira dall’altra parte

La cosa che più di tutto stupisce e fa arrabbiare è come il mondo si stia ancora una volta girando dall’altra parte.

L’Europa continua a cercare di aiutare economicamente il regime iraniano cercando in tutti i modi di aggirare le sanzioni americane.

La “grande stampa” tratta in maniera minimale l’argomento. Molte grandi testate internazionali nemmeno fanno cenno alle rivolte in Iran.

La politica internazionale sembra immune alle richieste di aiuto che arrivano dai giovani iraniani. Nessuno ha chiesto, per esempio, una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu o ha chiesto alle agenzie sui Diritti Umani di intervenire in qualche modo.

Anzi, secondo fonti giornalistiche, Italia e Iran stanno lavorando a un incontro tra i rispettivi Ministri degli esteri, Luigi Di Maio e Mohammad Javad Zarif.

A Roma vorrebbero porsi come “negoziatori” tra Iran e Stati Uniti. Invece di condannare la durissima repressione Di Maio cerca di favorire Teheran. Speriamo non sia vero perché sarebbe veramente una macchia indelebile per il nostro Paese.