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Editoriali

Se il nuovo pericoloso corso del potere islamico parte dagli Stati Uniti

E’ importante capire, per prevenire, dove si ferma la legittima pretesa dei musulmani di essere rappresentati politicamente e dove inizia la illegittima pretesa di condizionare e far sottostare la politica ad una ideologia religiosa

Islamic Power, potere islamico inteso come potere politico non legato a una ideologia politica ma a un ideologia religiosa dove tutto è conformato alla legge islamica e non a una Costituzione o a leggi laiche che tutelino i Diritti in equal modo per tutti gli individui, a prescindere dal sesso, dall’orientamento sessuale, dalla religione o dalla razza.

E’ questo l’obiettivo di una delle più importanti campagne di raccolta fondi del mondo “politico” musulmano negli Stati Uniti organizzata da JetPac, una piattaforma “politica” che ha come obiettivo quello di aumentare il potere politico islamico negli USA.

Unapologetically US: Building Muslim Power for 2020 and Beyond”, costruire il potere islamico negli Stati Uniti per il 2020 e oltre. Questo è il motto di questo neonato movimento politico che punta apertamente ad aumentare l’influenza politica musulmana tanto da riuscire a condizionare l’intera politica americana.

Per intenderci, ogni movimento politico che si rispetti punta ad aumentare il proprio potere, quindi non ci sarebbe nulla di strano se non fosse appunto per il fatto che in questo caso si vuole usare la politica per promulgare una ideologia religiosa tutt’altro che liberale.

Come fa notare in un recente editoriale Oren Litwin, direttore del Middle East Forum, negli Stati Uniti è nata una nuova tendenza politica «volta a costruire il potere islamico» dove il termine “potere” viene associato al “change power”, cioè ad una acquisizione di potere così marcata da determinare un importante cambiamento nelle future politiche americane e in particolare nella politica estera in Medio Oriente.

Nella sua analisi Oren Litwin cita il fenomeno di Ilhan Omar come punto di riferimento del nuovo corso della politica islamista negli Stati Uniti e di come l’ambizione di questo movimento religioso non abbia limiti tanto da prefigurare per un prossimo futuro un peso così importante da determinare le scelte dell’Amministrazione.

Ilhan Omar diventa quindi un esempio di come la forte volontà islamista di acquisire potere politico diventi realtà, di come la stessa volontà possa riuscire a far cambiare la politica estera americana fino ad arrivare persino a ventilare apertamente l’ipotesi di fargli ripudiare il sostegno a Israele.

Sempre più sfacciati e smaccatamente antisemiti

Mentre le prime infelici uscite antisemite di Ilhan Omar erano state apertamente criticate in maniera bipartisan, quindi anche dai democratici, piano piano la Omar ha alzato il tiro riuscendo nell’intento di non essere più criticata ma, anzi, riuscendo persino a ricevere appoggio politico alle sue deliranti idee.

E’ come se i democratici americani, al pari del blocco cosiddetto “liberal” britannico che fa capo a Jeremy Corbyn, avessero capito l’importanza e il peso del voto musulmano e che per questo le venga praticamente concesso di tutto.

E’ una deriva pericolosissima e sotto certi aspetti inaspettata (almeno per quanto mi riguarda) quella della cosiddetta “sinistra liberal” che preoccupa o quanto meno dovrebbe preoccupare, non tanto e non solo per lo smaccato antisemitismo, quanto piuttosto perché getta le basi di quel “potere islamico” al quale mirano gli islamisti.

E bisogna fare attenzione perché un conto è che questo percorso venga intrapreso da movimenti islamici in paesi geopoliticamente ininfluenti, un conto è che prenda piede negli Stati Uniti, cioè nella più grande potenza mondiale.

Non sono notoriamente un estimatore del Presidente Trump, tuttavia gli va dato atto di aver capito la complessità e la pericolosità di questa deriva, se è vera la notizia che vorrebbe mettere fuorilegge la Confraternita della Fratellanza Musulmana, cioè il movimento che controlla tutto il cosiddetto “Islam politico”.

Come ho avuto modo di dire in un’altra occasione, si rischia di allevare in seno il nuovo Stato Islamico, e bisogna fare molta attenzione e soprattutto fare distinzione tra la legittima pretesa dei movimenti islamisti di essere rappresentati politicamente e la loro ideologia nonché i loro reali obiettivi.

Il rischio è che il sistema democratico occidentale, soprattutto quello americano, venga usato per “infiltrare” una ideologia solo apparentemente “aperta” come potrebbe essere un islam laico e progressista, che esiste al di la degli stereotipi, con una idea che al contrario non solo è antisemita e razzista, ma che pur partendo dalla sinistra è decisamente fascista.

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