Se nelle rivolte in Iran si comincia a sparare alle milizie Basij

L’ultimo di una serie di attacchi mortali alle milizie Basij ha lasciato sul terreno due morti. Ormai le proteste in Iran cominciano a toccare gli intoccabili Guardiani della Rivoluzione Iraniana per i quali i Basij esistono e agiscono

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Sadira Efseryan - Hacker sociale

Nella serata di giovedì, nella città settentrionale di Amol, nella provincia di Mazandaran, due membri delle milizie Basij, identificati come Hadi Chaksari e Ali Fazeli, sono stati uccisi con un colpo di pistola al petto da un assalitore sconosciuto.

L’attacco alle 20:00 ora locale mentre stavano uscendo da una moschea, hanno dichiarato i funzionari di sicurezza locali.

Le strade di Amol erano tranquille al momento dell’attacco, anche se una serie di disordini e rivolte sono stati segnalati in diverse altre città.

Nei giorni scorsi sono stati segnalati diverse uccisioni di membri delle milizie Basij in alcune città, tra cui Teheran, Malayer e Mahabad anche se ne veniamo a conoscenza solo ora.

Le città iraniane hanno assistito a una serie di continui disordini e rivolte mortali dal 16 settembre, quando una giovane donna iraniana, Mahsa Amini, è morta a causa delle percosse della polizia morale che l’aveva arrestata perché le usciva una ciocca di capelli dal velo.

Le milizie Basij sono bande armate di volontari che operano sotto gli ordini diretti dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana (IRGC).

Spesso agiscono in coppia a bordo di motociclette attaccando i manifestanti con bastoni e catene. Secondo fonti della resistenza iraniana dall’inizio delle proteste avrebbero causato la morte di centinaia di manifestanti.

Li avevamo visti all’opera per la prima volta durante le proteste del Movimento Verde nel 2009 e sono considerati praticamente degli intoccabili ai quali tutto è permesso.

Ma se adesso i rivoltosi iraniani e la vera resistenza iraniana cominciano ad attaccarli è come se attaccassero i Guardiani della Rivoluzione, il che significa che veramente le proteste potrebbero prendere un’altra piega.

Hacker sociale
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Iraniana fuggita prima in Turchia, poi in Italia. Esperta dei paesi del Golfo Persico e delle dinamiche politiche dei paesi arabi. Laureata in scienze informatiche alla Iran University of Science and Technology