Quante storie per una mano non stretta. Cosa vi aspettavate da Ahmed al Shara, leader de facto della nuova Siria? Pensavate forse che avrebbe buttato alle ortiche la sua medioevale mentalità islamica? Santo cielo, ma siete così ingenui?
Lo so, storie come quella della mancata stretta di mano tra Ahmed al Shara e la Ministra, degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, sono cose che fanno parlare le becere del villaggio globale, ma hanno poca sostanza.
Fece peggio il dittatore turco, Recep Tayyip Erdogan, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, quando la ignorò e la costrinse a sedersi su un divano separato mentre lui e il presidente del Consiglio UE Charles Michel prendevano posto su due poltrone con le rispettive bandiere alle spalle. Se non altro perché la Turchia oltre ad essere un membro NATO ambisce (ambiva) ad entrare nella UE.
Quindi veniamo alla sostanza. Pensare che Ahmed al Shara rinneghi di punto in bianco le “buone abitudini” misogine tipiche dell’Islam oppure la sua mentalità jihadista, è pura fantascienza. Cominciare a bombardarlo con richieste su Diritti Umani e laicità che vorrebbero spingere la Siria verso l’occidente non faranno altro che spingerla dal lato opposto, quello turco e quindi quello della Fratellanza Musulmana.
Accontentiamoci, ma nel frattempo facciamo in modo che non possa nuocere né a Israele né a nessun altro.
Per esempio, le critiche alle azioni israeliane volte a privare la Siria di qualsiasi armamento avanzato o di distruzione di massa, sono il frutto di una mentalità prettamente anti-israeliana, non fosse altro perché non sappiamo realmente quali siano i piani di Ahmed al Shara.
A parole le intenzioni sono buone. Ma non possiamo dimenticare la regola più importante della strategia della Fratellanza Musulmana, la gradualità.
Il timore è che Ahmed al Shara faccia sua una delle strategie più importanti di insinuazione della Fratellanza Musulmana, quella di presentarsi come un movimento politico e assistenziale, persino laico, quando sotto l’abito con cravatta si nasconde la mimetica.
Israele ha pagato molto caro il suo dare fiducia ad Hamas credendolo proprio indirizzato verso una trasformazione politica piuttosto che militare. Per quell’errore il 7 ottobre 2023 sono morte oltre 1.200 persone e si è scatenata una guerra che va avanti da oltre un anno e che ha visto Israele scontrarsi con i suoi nemici su almeno quattro fronti principali.
Una cara amica israeliana che lavora nel settore dell’intelligence mi fa notare come gli israeliani pensino che la trasformazione di Abu Mohammed al Jolani in Ahmed al Shara, sia stata un po’ troppo “rapida e tempestiva”. L’ex Al Qaeda è passato dal volere un califfato islamico in stile talebano a volere, o far credere di volere, uno Stato non basato sulla Sharia dove vige libertà di culto e rispetto delle minoranze. Un po’ troppo “happy end” anche per il più ottimista degli ottimisti.
Tuttavia occorre essere pragmatici. Lasciamo stare le richieste troppo “woke” e prendiamo quello che Ahmed al Shara concede. Stiamo a vedere rimanendo vigili. Israele ha provveduto a renderlo quasi innocuo e lui ha appena alzato un sopracciglio. Magari ha visto la fine che hanno fatto Hassan Nasrallah, Yahya Sinwar e compagnia cantante e si è fatto due conti.
Il problema è la Turchia. Quello che si deve fare assolutamente è tenere fuori la nuova Siria dall’orbita turca. Non sarà facile.
Hayat Tahrir al Sham (HTS) il gruppo Jihadista di Abu Mohammed al Jolani che ha deposto Bashar al-Assad, non è così grande e potente da essere in grado di dettare le regole anche agli altri gruppi Jihadisti. Per esempio, l’Esercito nazionale siriano (SNA) apertamente sostenuto dalla Turchia, punta ad impossessarsi per conto di Erdogan del Kurdistan siriano. Cosa farà il leader de facto della nuova Siria? Si affiancherà ai curdi delle Forze Democratiche Siriane (SDF) per impedirglielo oppure si unirà agli Jihadisti manovrati da Ankara?
Sarà questa decisione a fare la differenza, non il non stringere la mano ad una donna. Sarà il decidere se tenere fuori Erdogan dalla Siria oppure accettarlo con tutto quello che ne consegue. Sarà da questo che vedremo le vere intenzioni del sig. Ahmed al Shara.
E Israele? Beh, per il momento Israele tiene il dito sul grilletto. È ancora troppo scottante il fallimento del 7 ottobre 2023. Però a Gerusalemme sono stranamente ottimisti sulla soluzione che si sta delineando in Siria, sempre a condizione che Erdogan ne rimanga fuori.
Secondo me, ma è un parere del tutto personale, la guida di Ahmed al Shara ad Israele non dispiace. Gli ex Jihadisti hanno messo nel cassetto, almeno per il momento, la questione palestinese, la distruzione di Israele, menate del tipo “dal fiume al mare” ecc. ecc. Se è una cosa temporanea o è una vera e propria linea politica per la nuova Siria, ce lo dirà solo il tempo. Per ora Hezbollah è fuori dalla Siria, l’Iran pure. Butta via…

