Steven Witkoff, tra incompetenza e malafede

Steven Witkoff esulta

Provate a immaginare una foca sopra un pezzo di ghiaccio galleggiante, contenta di essere li, circondata da orsi polari che non aspettano altro che la foca si tuffi allegramente nell’acqua ghiacciata.

Ora, provate a immaginare un palazzinaro del Bronx senza nessuna esperienza di diplomazia, nominato inviato speciale del Presidente Trump per il Medio Oriente (ma a questo punto anche per il conflitto russo-ucraino), contento di essere li, gettato nelle fauci degli espertissimi diplomatici russi e iraniani. Non ricorda un po’ la metafora della foca e degli orsi polari (ma va bene anche quella dei tacchini e del thanksgiving)?

In una settimana l’inviato speciale del Presidente Trump, Steven Witkoff, ha provato a regalare un buon 30% del territorio ucraino alla Russia, compresi territori nemmeno occupati, in modo che una resa si potesse chiamare pace.

Non pago, è volato in Oman dove ad attenderlo con trepidazione c’era l’orso bianco, pardon, il Ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi, felicissimo di dare il via ai colloqui con gli americani sul nucleare iraniano, colloqui che eviteranno un attacco israeliano (ormai andato per sempre) alle centrali atomiche di Teheran.

Sia Putin che l’Iran hanno fatto trapelare la loro soddisfazione per come si sono svolti i negoziati. In parole povere, gli orsi bianchi hanno sbranato la foca e se la sono divisa.

Per capire quanto sia foca Steven Witkoff, vi basti sapere che prima della sua partenza per Mosca, in violazione di qualsiasi norma di sicurezza, ha invitato l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti a seguito dell’invasione russa, nella sua residenza privata per una cena prima del loro incontro alla Casa Bianca.

Ora, sapendo quanto sono bravi i russi nello spiare, vi sembra normale che un altissimo funzionario americano inviti un altrettanto altissimo funzionario russo nella sua residenza privata come se fossero due vecchi amici? Ebbene, la foca lo ha fatto.

Ora la domanda è: c’è o ci fa? Ovvero, si tratta realmente di inesperienza oppure Trump ha così bisogno di ottenere velocemente qualcosa, qualsiasi cosa, che è disposto a vendere ancora di più l’Ucraina e a impedire a Israele di finire il lavoro magistralmente cominciato ormai diversi mesi fa?

Personalmente propendo per un mix delle due. Inesperienza e malafede. Inesperienza perché per giocatori di poker come si vantano di essere i palazzinari alla Casa Bianca, far vedere le proprie carte senza nemmeno giocare la partita, specialmente con russi e iraniani, non è proprio il massimo. Malafede perché probabilmente sono consci delle porcate che stanno facendo ma non gli interessa niente. L’importante è vendere ai propri elettori una debacle per una vittoria.

Per curiosità, qualcuno ha visto il segretario di Stato Marco Rubio?

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