In tutta sincerità quando Donald Trump venne eletto alla presidenza degli Stati Uniti in molti pensammo che sarebbe stato un Presidente “interventista” nonostante la sua promessa di riportare a casa le truppe americane sparse in mezzo mondo.

Nella realtà fino ad oggi il Presidente Trump ha dato più di una volta un esempio di moderazione, almeno sotto l’aspetto militare.

Non si è fatto trascinare nelle continue provocazioni nordcoreane, e anche con l’Iran dimostra molta più moderazione di quanto ci si aspetterebbe da qualsiasi Presidente americano.

Non ha risposto all’abbattimento di un drone avvenuto per mano dei Pasdaran iraniani lo scorso mese di giugno. È rimasto molto calmo quando sempre i Pasdaran iraniani hanno attaccato o sequestrato alcune petroliere.

E anche quando pochi giorni fa gli iraniani hanno attaccato spregiudicatamente le più importanti infrastrutture petrolifere saudite, provocando un danno a livello globale (non solo ai sauditi), non è andato oltre le minacce.

L’unica mossa “ostile” di cui si ha notizia fino ad oggi è la decisione presa ieri di mandare qualche centinaia di truppe nel Golfo Persico insieme a sistemi prettamente difensivi antimissile e antiaerei.

Parlando con la stampa delle tensioni nel Golfo Persico in occasione della visita negli USA del Primo Ministro australiano Scott Morrison, Trump ha detto che «l’uomo potente dimostra pazienza» e che «la cosa più semplice da fare sarebbe lanciare attacchi militari».

Quindi nei prossimi giorni gli Stati Uniti trasferiranno in Arabia Saudita alcune batterie di Patriot e radar potenziati. I militari che si stanzieranno nel Golfo Persico sono solo quelli necessari a far funzionare il tutto, quindi niente truppe da combattimento.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, parlando con i giornalisti al Pentagono ha detto che «questo è un primo passo per rafforzare la sicurezza» anche se non ha escluso ulteriori mosse.

«L’attacco del 14 settembre contro le strutture petrolifere dell’Arabia Saudita rappresenta una drammatica escalation dell’aggressione iraniana», ha detto Esper, aggiungendo che gli Stati Uniti hanno finora mostrato «grande moderazione». Forse troppa, aggiungiamo noi.

Voci di corridoio riportano che sarebbero proprio i consiglieri del Pentagono a sconsigliare una risposta armata contro l’Iran che potrebbe scatenare una guerra regionale, così come minacciato dal Ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif.

Adesso tutto sta a vedere fino a che punto arriverà la provocazione iraniana e se ci sarà il fantomatico incontro tra Donald Trump e Hassan Rouhani la prossima settimana all’ONU. Da questo dipenderanno le prossime mosse del Presidente americano.