Ultima chiamata per l’Europa. O reagisce alla prepotenza di Erdogan o è finita

Questa volta non ci sono appelli. O l’Europa dimostra di esistere o tanto vale chiudere baracca

Questa volta davvero l’Europa non ha vie d’uscita. L’attacco turco al Kurdistan siriano, le minacce di Erdogan di “inondarci” con milioni di profughi se qualcuno si azzarda anche solo a protestare, non possono essere gestiti come se fosse una lite condominiale.

L’Europa ha il dovere di reagire in maniera unita, limpida e soprattutto decisa di fronte a tale prepotenza anche a costo che Erdogan metta in atto le sue minacce.

Non condivido nulla di quello che dice Giorgia Meloni, ma ieri quando ha chiesto per la Turchia la stessa decisione avuta con la Russia quando ha annesso la Crimea, non ho potuto fare a meno di essere d’accordo con lei.

Dirò di più. Con Erdogan serve ancora più decisione perché mentre l’annessione della Crimea da parte russa era comunque il frutto di una scelta (che si può condividere o meno) che arrivava da una consultazione popolare (non si sa quanto democratica), l’aggressione turca al Kurdistan siriano deriva dalla volontà turca di portare avanti una pulizia etnica e colpisce un popolo, quello curdo, che per anni si è sacrificato proprio per noi europei in una guerra con lo Stato Islamico che è costata loro migliaia di vite.

E questa volta va messa a tacere anche la Germania, da sempre stampella di Ankara a causa del fatto di ospitare almeno quattro milioni di turchi sul suo territorio (ma tra turchi con doppia cittadinanza e turchi con permesso provvisorio sono di più).

Il nuovo Ministro degli esteri europeo, Josep Borrell, deve uscire dagli schemi prudenti e persino accondiscendenti di chi lo ha preceduto. Per una volta l’Europa deve dimostrare di avere un minimo di politica estera comune che non sia solo quella di dare addosso a Israele con ogni pretesto.

Borrell deve dimostrare che il suo ruolo ha un senso, che non spendiamo milioni di Euro per un semplice ufficio stampa spesso sin troppo filo-islamico.

La Turchia va immediatamente isolata, sia a livello economico che diplomatico. Vanno applicate sin da subito e senza indugiare sanzioni tali da spaventare realmente il dittatore turco.

Non servono parole e comunicati stampa, non servono attributi di stima e vicinanza al popolo curdo, adesso servono i fatti, perché se anche questa volta l’Unione Europea si dimostrerà solo un fantoccio allora tanto vale chiudere baracca.